ARCHITETTURA OPEN AIR

ARCHITETTURA OPEN AIR

Articolo in italiano
di Paolo Cartoni

In tempi di pandemia e distanziamento sociale, gli architetti riflettono su come
convivere con l’emergenza sanitaria.

Il lockdown ha implicato l’interruzione di molte attività che normalmente si
svolgevano nelle nostre città. Cinema, teatri, sale da concerto, chiese, hanno chiuso i battenti per evitare assembramenti in spazi chiusi. Dato il perdurare di questa situazione, si è aperto un dibattito fra i progettisti su come garantire il rispetto delle prescrizioni igieniche e sanitarie, senza dover rinunciare del tutto alla vita sociale nelle aree urbane.
Come vivremo nella città del distanziamento? E’ evidente che serve pensare a nuovi modi di stare assieme, occorre creare spazi aperti e anche un diverso sistema di infrastrutture pubbliche.
Il tema è vasto e complesso ma appare ben sintetizzato nel lavoro di un team di architetti e liturgisti (Tino Grisi e Francesca Leto, Angelo Maria Alessio e Silvia Tarantelli ) che hanno recentemente pubblicato un volumetto scaricabile
gratuitamente dal sito dell’editore Queriniana dal titolo “Modelli di chiesa all’aperto”.
Quattro figure dell’incontro nel distanziamento”
Il lavoro e’ interessante perché ne risulta una quasi totale rinuncia agli elementi fisici che normalmente costituiscono l’architettura e che qui sono ridotti alla sola presenza di un altare mobile. Lo spazio sacro è creato dalla semplice disposizione ordinata degli uomini e delle donne che compongono l’assemblea, secondo una serie di schemi riportati nel volume. L’architettura è costituita dai corpi stessi delle persone, opportunamente distanziati secondo le regole igienico sanitarie. Lo spazio diviene effimero, Immaginario, individuato solo da un percorso segnato a terra.
Una idea intelligente, facilmente realizzabile e soprattutto a basso costo, che può essere applicata anche in altri contesti.

Condividi sui social