Prosa e musica insieme, inserimento della polifonia nelle sacre rappresentazioni prima del melodramma

Prosa e musica insieme, inserimento della polifonia nelle sacre rappresentazioni prima del melodramma

Articolo in italiano
di Cristina Casas
Immagine: particolare dell’affresco di Simone Martini – San Francesco – Assisi – Chiesa inferiore

Origini storiche certe le abbiamo grazie alla sacra rappresentazione, che fu nella chiesa, nella quale erano già maturate esperienze di canto e di prosa: in particolare le sequenze ed i tropi avevano preparato il terreno per forme assai più complesse ed elaborate, non solo nel campo della polifonia come fu nel Rinascimento ma anche dei canti popolari già da molto prima.

Con la rinascita carolingia nel IX secolo e con i primi passi della musica verso le invenzioni dei tropi e delle clausulae anche le forme più vicine al teatro ripresero molto lentamente e con interruzioni nel loro sviluppo.
L’unione dei tropi con i testi canonici diede luogo agli uffici drammatici, che hanno avuto pieno sviluppo durante i secoli IX e X.
La sacra rappresentazione risale alle Laude Spirituali cantate nel secolo XII in Italia, nelle regioni centrali e con particolare importanza in Umbria, con un veloce andamento dello sviluppo nel secolo successivo. Infatti nelle ricorrenze solenni, al termine della processione nella chiesa si offrivano veri e propri spettacoli di drammi spirituali, ai quali partecipava con grande entusiasmo tutto il popolo. Le prime rappresentarono soprattutto la Passione di Cristo ma subito dopo si aggiunsero episodi dedicati ai santi Tommaso, Pietro e Susanna, i testi erano cantati e recitati in latino.

In tutta Italia in poco tempo fiorirono le Laude Drammatiche e le Sacre Rappresentazioni. In un primo tempo l’azione drammatica seguì l’impostazione acustica dell’architettura delle chiese, nelle quali l’altare e il presbiterio fungevano come palcoscenico e il pubblico presenziava dalle navate. Con il successo del genere rappresentato, l’afflusso del pubblico era tale che costrinse allo spostamento dello spettacolo al sagrato. Questa maggiore disponibilità di spazi consentì allora una più ampia libertà di azione, che poteva dunque svolgersi in diversi luoghi e in diversi tempi, consentendo la messa in scena a puntate e con possibilità di aumento degli episodi.

Le sacre rappresentazioni, in quanto azioni drammatiche nate dalla liturgia dialogante (responsoriale come i Salmi), erano sempre cantate, anche se in un primo momento, più che una melodia come la conosciamo oggi, si trattò di una recitazione ritmica di un salmodiare nel quale il testo aveva preponderante importanza. La musica, che risentiva moltissimo delle sue origini liturgiche, non aveva una funzione ornamentale ma serviva a conferire accentuazione e senso di trascendentalità, e così mentre i passi liturgici come il Te Deum conservavano la propria melodia originale, gli episodi che erano celebrati dalla liturgia popolare avevano un’aria a sé, il più delle volte presa a prestito da canzonette profane. I versi erano quindi intonati usando formule melodiche mischiate a laude, frottole, canzoni. Inoltre, accanto alle musiche corali apparvero anche i canti sulla lira, meno frequenti ma assai diversi da quelli predominanti in tutta la sacra rappresentazione, in quanto monodici. Spesso poi le voci dovevano essere accompagnate dagli strumenti, un liuto o una viola, che servivano ai recitanti per prendere la perfetta intonazione.

Tanto importante divenne questo (all’epoca nuovo genere) che ovunque poeti e musicisti lo coltivarono ed ebbe grande accoglienza dalle masse di ogni estrazione, mai disdegnato nemmeno da nobili e reali come nei secoli successivi. Ci sono documenti di rappresentazioni volute anche per esempio dalla famiglia Medici (Secolo XV), recitate al Teatro di Via dell’Acqua e di cui lo stesso Lorenzo il Magnifico ne scrisse la Sacra Rappresentazione dedicata ai Santi Giovanni e Paolo, messa in scena il 17 febbraio 1491 dalla Compagnia di S. Giovanni Evangelista di cui ne fece parte Piero, figlio dello stesso Lorenzo.

Queste opere che all’epoca (nel Rinascimento) come genere si era già evoluto in forma assai più complessa da quella da cui ebbe origini nel IX secolo la sacra rappresentazione (Laude Drammatiche), fu arricchito sempre di più dalla presenza di strumenti musicali che dunque in polifonia accompagnarono i canti, quelli che prima furono unicamente per la chiesa, monodici, per poi diventare melodici ma senza contrappunto e privi di strumentazione, che andando avanti nel tempo ne fecero parte e con la successiva evoluzione giunse nei teatri ma conservò l’indole religiosa cattolica.

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