La fotografia negli anni ‘70 raccontata dal fotografo Gianni Ugolini

La fotografia negli anni ‘70 raccontata dal fotografo Gianni Ugolini

Articolo in italiano
di Sonia Becattini

Ed eccoci al secondo step di questa lunga e brillante carriera. Il fotografo Gianni Ugolini ci racconta i suoi anni ’70 come fotografo professionista.

Dopo aver raccontato con l’articolo precedente i suoi primi approcci come fotografo tra la fine degli anni ’60 e inizi anni ’70, che hanno dato vita ad una passione che dura da sempre, questa volta ci inoltriamo nel pieno degli anni ’70, ripercorrendo il suo decennio professionale, tra viaggi, esperienze incredibili e una produzione fotografica straordinaria. Per chi non ha letto l’intervista precedente questo il link: http://keepupculture.com/2020/11/13/la-fotografia-negli-anni-60-ed-i-primi-anni-70-raccontata-dal-fotografo-gianni-ugolini/

Allora Gianni, gli anni 70‘, libertà, trasgressione, grandi artisti e icone ma anche anni difficili in Italia, gli anni di piombo, le BR. Cosa ricordi e cosa facevi in quel periodo?

Negli anni ’70 vivevo a Firenze e frequentavo la facoltà di architettura. Un periodo molto importante per la mia formazione culturale, anche se poi non ho mai fatto l’architetto. Continuavo a fotografare, a sperimentare e studiare. Ero affascinato da Henri Cartier-Bresson, che ha molto influenzato il mio processo formativo, amavo la sua immediatezza creativa e la sua composizione istantanea, perfetto, equilibrato, essenziale, ogni sua foto è un racconto straordinario. Quindi tra una lezione si e qualcuna no, arriva l’opportunità di andare a Venezia da Italo Zannier, il primo in Italia ad essere titolare di una cattedra di “storia della fotografia”, uno storico, un accademico, un uomo di enorme spessore culturale, ed io ero lì alle sue lezioni sulla “semiotica della fotografia in architettura”. Una esperienza bellissima e molto importante, ho imparato molto da lui.

1972
Il  mio primo incarico importante l’ho ricevuto nel 1972 per una agenzia di Milano, un lavoro per un mese a Londra dove ho realizzato un importante reportage su gli homeless londinesi.

1974
In Italia invece il periodo era molto delicato, i famosi “anni di piombo” e si avvertivano le prime azioni delle associazioni terroristiche quali  BR e Prima Linea, che poi imperversarono fino alla metà degli anni ‘80. Fui testimone con le mie foto all’attentato del treno Italicus del 1974. La strage dell’ Italicus fu un attentato terroristico di tipo dinamitardo compiuto nella notte tra il 3 e il 4 agosto 1974 sul treno Italicus, mentre questo transitava presso San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna. Nell’attentato morirono 12 persone. Noi fummo fra i primi ad arrivare, non era ancora giorno pieno, davanti agli occhi ancora vergini di un ragazzino di poco più di 18 anni  si presentò una realtà fino ad allora sconosciuta.

In tutto il decennio la mia formazione di fotoreporter è stata corredata da esperienze incredibili, la velocità operativa del reportage era alla base del successo, dopo una giornata intensa a fare foto nei vari contesti, la notte sviluppavamo i negativi e con il negativo ancora bagnato stampavamo le foto. Per velocizzare la spedizione alle redazioni Milanesi e far prima di altri fotografi via di corsa alla stazione dei treni, si spedivano con l’ultimo treno in modalità “fuorisacco”, praticamente le foto venivano consegnate direttamente al capotreno e all’arrivo a Milano, 4 ore dopo,  il ragazzo dell’agenzia andava a ritirarle direttamente da lui.

CONCERTI, SPETTACOLI ED EVENTI
Inoltre a quei tempi si poteva partecipare come fotoreporter anche ai concerti e agli spettacoli in contesti molto ravvicinati con gli artisti, cosa che oggi non si può più fare. Questo mi ha permesso di fotografare tantissimi personaggi dello spettacolo, dello sport della politica, come Carmelo Bene, Peppino de Filippo, Vittorio Gassman, Miriam Makeba, Charles Aznavour, Gino Paoli, Riccardo Cocciante, Renato Zero, Iva Zanicchi, Fabrizio De André , Adriano Panatta, Giovanni Leone, Nilla Pizzi, Raffaella Carrà, Emilio Pucci, Bruno Lauzi, Patty Smith e tantissimi altri…

1976
Un’altra esperienza toccante  in quegl’anni fu  il terremoto del Friuli nel maggio del 1976. L’agenzia mi avvertì la mattina presto, i telegiornali non avevano ancora passato la notizia, partimmo con un furgone Volkswagen e sopra ci mettemmo anche una Vespetta 50 per arrivare in posti dove con il furgone non potevamo arrivare. Ci trovammo davanti alla mia seconda scioccante esperienza della mia vita, il terremoto era avvenuto appena 6 ore prima, l’esercito ancora non era arrivato, la protezione civile non esisteva, una musica dei Pink Floyd risuonava nel furgone, pazzesco… Non vi racconto altro, le foto raccontano perfettamente questa tragedia.

1976-1979
Mi viene poi proposto da una famosa agenzia fotogiornalistica italiana di andare in Oriente come corrispondente. Sono partito ovviamente! Sono stato lì per 3 anni. Vivevo a Taipei – Taiwan. Sono state pubblicate molte mie foto di Taiwan, di Hong Kong, della Tailandia, della Birmania e delle Filippine. Luoghi oggi  quasi tutti irriconoscibili per l’imponente cambiamento e la crescita urbanistica che alcune di queste città hanno avuto. La mia esperienza come foto reporter in Oriente si conclude alla fine degli anni ’70.

Ovviamente, tre anni in Oriente, hanno contribuito moltissimo alla mia formazione professionale, ma non mi bastava, sentivo il bisogno costante di sperimentare e cimentarmi anche in percorsi nuovi.

FINE ANNI ’70 E INIZIO ANNI ’80
Tornato in Italia, lavoro per un breve periodo per il gruppo Mondadori e poi per le redazioni di Domus e Abitare dove ho potuto mettere in pratica tutte le conoscenze acquisite in questo decennio professionale, poi ho lavorato per un periodo nella fotografia di architettura, vista la mia formazione culturale, collaborando con famosi architetti del calibro di Giovanni Michelucci e Marco Dezzi Bardeschi. La velocità operativa e la dinamicità del reportage, mi portò poi ben presto a mettere in pratica queste tecniche anche nella moda, dove mi avvicinai quasi per caso, per la realizzazione di una campagna pubblicitaria per Roberto Cavalli, ma siamo già alle porte degli anni ’80, non vi dico altro quindi arrivederci al prossimo articolo.

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