La fotografia negli anni ‘80 raccontata dal fotografo Gianni Ugolini

La fotografia negli anni ‘80 raccontata dal fotografo Gianni Ugolini

Articolo in italiano
di Sonia Becattini

Terzo step della nostra intervista al fotografo Gianni Ugolini. Siamo negli anni ’80, anni brutti per alcuni fatti di cronaca che hanno lasciato delle profonde ferite, come il terremoto dell’Irpinia, precipita l’aereo a Ustica, l’attentato a Papa Giovanni Paolo II, la scomparsa di Emanuela Orlandi e purtroppo tanti altri fatti che hanno segnato la storia del Paese.

Ma al contempo possiamo ricordare Sandro Pertini presidente della Repubblica che esulta alla vittoria dell’Italia nei Mondiali di Calcio e l’importante momento storico e simbolico della caduta del Muro di Berlino. Insomma dopo gli anni di piombo, in Italia il nuovo decennio prende una direzione in cui si afferma sempre più uno stile di vita percepito con maggiore leggerezza, in cui prevale la felicità individuale e l’affermazione personale che si riflette a pieno anche nell’economia, mantenendo il made in Italy ancora forte in Europa. E’ in questo scenario che Gianni Ugolini cambia direzione professionale e inizia un nuovo e affascinante percorso nel campo della moda.

Gianni, siamo arrivati agli anni 80‘, siamo negli anni dei Paninari, delle giacche con le spalline imbottite e i capelli cotonati. Ci hai già anticipato nel precedente articolo la tua prima campagna pubblicitaria per Roberto Cavalli, ma in questo decennio hai lavorato veramente per tantissimi brand importanti e conosciuto una miriade di persone. Immagino ci sarà l’imbarazzo della scelta nel raccontare come è andata?

Si in effetti sono in difficoltà perché sarebbe bello poter parlare di tutti, sono stati anni favolosi, professionalmente molto stimolanti e anche molto divertenti.
L’esperienza del reportage rimarrà sempre con me ed è grazie a queste esperienze che ho potuto applicare il mio stile dinamico, là dove è stato possibile, anche nelle foto realizzate nel settore della moda. Ovviamente passando dal reportage alla moda ci sono stati dei grandi personaggi di riferimento a cui mi sono ispirato ma ci tengo a dire che non ho mai copiato.

Per la luce e le foto in studio più statiche David Bailey, un fotografo eccezionale, è stato il mio guru. Lui fotografò tantissimi personaggi famosi dello scenario internazionale come i Beatles, Mick Jagger, Rudolf Nureyev, ha scattato per le copertine di dischi per i Rolling Stones e Marianne Faithfull, giusto per citarne qualcuno e pare che nel film Blow Up di Michelangelo Antonioni il personaggio del fotografo fosse basato proprio su di lui.

Invece per il dinamismo e la velocità operativa, un punto di riferimento è stato Peter Lindbergh, un fotografo che ha lasciato i vecchi canoni di modelle statiche e costruite, per dare spazio ad immagini di donne bellissime ma riconoscibili, semplici e naturali, fotografate in location sempre straordinarie in bxn. Ha fotografato tra le modelle più famose e importanti di quegli anni, come Christy Turlington, Naomi Campbell, Monica Bellucci, Linda Evangelista, Eva Herzigová, Cindy Crawford, Stephanie Seymour, Isabella Rossellini, Nastassja Kinski, Tatjana Patitz e molte delle sue foto son state pubblicate in altrettante importanti riviste di moda.

In quegli anni in Italia eravamo pochissimi fotografi che facevano moda, tolto i grandi di allora che lavoravano a Milano del calibro di Oliviero Toscani, Paolo Roversi, Giovanni Gastel, Fabrizio Ferri e pochi altri, era un mondo in grande espansione ed è stato facile inserirsi con un nuovo stile proprio.

Con Oliviero Toscani ho avuto modo di collaborare, traendo profitto dalla sua già grande esperienza. Erano gli anni delle grandi modelle che ci hanno accompagnato fino alla fine del secolo, però Toscani aveva intuito e applicato prima di altri il concetto di “verità”, ovvero la riconoscibilità del grande pubblico verso modelli più vicini ad esso, scegliendo spesso ragazzi dalla strada, belli, particolari e riconoscibili, la famosa ragazza della porta accanto, che ha fatto tanta storia negli anni avvenire. Tutti i modelli di Toscani erano scelti in casting che venivano organizzati in strada …vi ricordate le prime campagne Benetton, quelle con i famosi fondi bianchi?

Erano anni di grandi entusiasmi, stimoli e occasioni continue, mi dividevo tra la “Milano da bere” e Firenze e ho potuto realizzare campagne pubblicitarie per tanti brand della moda come Emilio Pucci, Benetton, Matrix, Fendi, Arena, Roberto Cavalli.

Dalle foto in giro per il mondo alle foto in studio in contesti più statici, come hai fatto a far conciliare questo cambiamento mantenendo sempre uno stile molto dinamico? Hai avuto mai delle difficoltà con le modelle/i?

Una cosa importante da dire, che penso abbia caratterizzato il mio lavoro è l’importanza della luce, la luce è il primo elemento base delle mie foto sia in studio che in esterno. La foto deve avere tratti personali e riconoscibili, la firma è quella, non basta il nome del fotografo stampato sulla foto. Quando ero immerso nella realizzazione di campagne pubblicitarie, è stato indispensabile ed efficace aver avuto la forza e la capacità di creare un clima divertente e collaborativo, dove modelli/e potevano sentirsi a loro agio, in un clima professionale ma anche amichevole, da poter poi dare il massimo, divertirsi, arrivare in fondo alla giornata e avere la sensazione di aver fatto una esperienza irripetibile. Il fotografo non è solo un personaggio che scatta, ma è il coordinatore di tante persone (stylist, truccatore, parrucchiere, assistenti, modelli, cliente, agenzia ecc… ) che sono presenti allo scatto, senza le quali sarebbe impossibile arrivare in fondo, quindi questo tipo di clima aiuta moltissimo nella gestione del lavoro, elimina facilmente molte difficoltà. Questo approccio al lavoro mi ha accompagnato in tutta la mia carriera di fotografo.

Ci vuoi parlare di qualche collaborazione che ricordi con particolare affetto?

Una delle campagne importanti e toccanti della mia carriera è stata la collaborazione con il marchese Emilio Pucci, un uomo di grande classe, era sempre presente durante gli scatti, ho ancora i suoi biglietti di ringraziamento, che puntualmente mi spediva alla fine di ogni servizio fotografico. Oggi purtroppo una delicatezza che non esiste più, peccato perché erano veramente molto graditi.

Ricordo con grande affetto anche la collaborazione per Roberto Cavalli, ho fatto per lui molte campagne pubblicitarie e negli anni, oltre alla grande stima reciproca dal punto di vista professionale, ci ha avvicinato molto il piacere della convivialità a tavola.

Negli anni ’80 hai lavorato solo in Italia o hai fatto anche delle esperienze all’estero? Se sì dove e con chi? C’erano delle differenze sostanziali tra lavorare in Italia e in altri Paesi?

Ho lavorato sia Italia che all’estero, la differenza sostanziale era la disponibilità nel produrre foto incredibili, cosa che in Italia era molto più difficile, per esempio un volta a New York per realizzare una foto di una famosa campagna di jeans abbiamo affittato un elicottero e con una sorta di paranco sospeso io e la modella volavamo appesi intorno al Chrysler Building che ci faceva da sfondo, foto che a distanza di quasi 40 anni sarebbe assolutamente impossibile da realizzare. Altra foto molto più’ semplice ma non meno emozionante che ricordo, per una campagna di occhiali fatta a New York al tramonto, dove nelle lenti si rifletteva lo Skyline ed erano ben visibili leTorri Gemelle… pazzesco.

In questi incredibili 10 anni di intenso lavoro, cosa è cambiato nel tuo stile e nel mondo della moda? Come hai vissuto il passaggio dagli anni ’80 agli anni ’90?

Il carattere, lo stile, appunto la moda, hanno avuto un cambiamento durante tutto il novecento con ricorrenze decennali che se messe a confronto si identificano facilmente. Quindi sì, certo che ci sono stati dei cambiamenti e delle evoluzioni sia in me che nella moda, gli anni 80 sono stati caratterizzati da forme esagerate, eccessive e colorate e man mano che ci si avvicinava al nuovo decennio il tutto si faceva molto più sobrio, dai trucchi, ai capelli, alla scelta delle modelle. Sono anni in cui gli stilisti Italiani dettano legge e il made in Italy diventa un brand mondiale, anche nell’arredamento e nel design. Milano si incorona capitale della moda planetaria, le grandi mostre milanesi diventano degli appuntamenti imprescindibili delle collezioni internazionali. In questo contesto anche le mie foto faranno la loro parte, pur mantenendo il mio stile sempre riconoscibile. Le mie foto, verranno pubblicate in riviste come Vogue, Donna, Vanity Fair, Marie Claire, Grazia, Amica, Estetica, Studio fashion, Italian Fashion Designer. Ecco due foto di pubblicazioni, una degli anni’80 e una degli anni ’90 a confronto.

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