Mindfulness in pillole: benessere psicofisico per tutti – fare spazio alle emozioni

Mindfulness in pillole: benessere psicofisico per tutti – fare spazio alle emozioni

Articolo in italiano
di Cristina Belli

Siamo alla quinta pillola di mindfulness. Si tratta stavolta di fare spazio alle vostre emozioni, con particolare riguardo a quelle comunemente considerate spiacevoli, sgradite o addirittura non accettabili.

“Quando guardiamo al nostro mondo interiore con curiosità e rispetto piuttosto che con paura ed evitamento, ha inizio una grande trasformazione. Invitare i nostri pensieri e le nostre emozioni nel mondo della consapevolezza ci permette di apprendere da essi, piuttosto che esserne guidati. Possiamo acquietarli senza necessariamente ignorarli, possiamo prestare ascolto alla loro saggezza senza lasciarci terrorizzare dalle loro urla”. (Daniel J.Siegel – Mindsight)

Questo spunto mette in luce il fatto che, grazie alla consapevolezza mentale, potrete maneggiare sentimenti dolorosi e forti emozioni, in maniera nuova. Il segreto è prendersene cura, invece di evitarli e tentare di scapparne. Ma facciamo un passo indietro. Occorre prima di tutto ricordarvi che potete sempre  generare felicità e gioia dentro di voi. Come fare? Ritornando al respiro, certo! Man mano che familiarizzerete con la pratica del respiro consapevole, che abbiamo già affrontato, sarà più semplice accedere alla vostra naturale e inesauribile fonte interiore di felicità. Ogni volta che inspirate ed espirate in modo mindful, riportate mente e corpo a se stessi e di conseguenza allentate le tensioni. Radicati nel momento presente potrete ritrovare l’oasi di serenità, che alberga dentro ognuno di voi. Questo è davvero importante, poiché potrete offrire questa gioia anche agli altri. La felicità può essere contagiosa, altrettanto della rabbia o della tristezza.

Ritorniamo allora al tema di questo articolo: prendersi cura delle emozioni. E’ importantissimo non scappare via da quelle dolorose e dalla sofferenza. Perché? Se voi le coprirete con qualcos’altro, pur di non vederle, esse si vendicheranno, potenziandosi. Ma il loro scopo naturale non è quello di danneggiarvi: è piuttosto svelare qualcosa di vostro, portare alla luce qualcosa che vuole uscire dalla cosiddetta “coscienza deposito”. Forse saprete che per ogni essere umano ci sono molti livelli di coscienza; soffermiamoci solo su due: la “coscienza mentale” (superiore) e la “coscienza deposito” (inferiore). Quest’ultima nasconde e contiene le emozioni rimosse, che stanno là latenti, addormentate diciamo. Tuttavia, avrete sperimentato che se, ad esempio, la rabbia è presente in questo deposito, uscirà dalla latenza non appena qualcuno o qualcosa la risveglierà. Allora risalirò in superficie e sgorgherà fuori sotto forma di un’energia, talvolta anche molto forte. Questo può essere spaventoso, perché è abitudine comune considerare negativamente le emozioni spiacevoli e quindi rifuggirle con la tv, andando online, comprando oggetti … Invece la via d’uscita è farsi attraversare da esse e guardarle negli occhi. Può essere spiegato meglio con l’immagine del fiore di loto, che nasce dal fango: un fiore incantevole (la felicità) non può esistere, senza la presenza del fango (le emozioni spiacevoli).

“La vostra gioia è il vostro dolore senza maschera. E quello stesso pozzo che fa scaturire il vostro riso fu più volte colmato dalle lacrime vostre. E come potrebbe essere altrimenti? Più a fondo vi scava il dolore, più gioia potete contenere”. (Gibran Khalil Gibran – Il profeta)

Ecco, dunque, 5 mosse con cui prendersi cura delle emozioni forti:

  • Riconoscere l’emozione e chiamarla col suo nome.
  • Accettare l’emozione, non giudicarla, darle il permesso di essere
  • Abbracciare l’emozione con consapevolezza: quale madre rifiuterebbe il proprio figlio che piange? Lo stesso dovete fare voi con le vostre sofferenze.
  • Guardare l’emozione, trovarne le radici
  • Ricordare che siete più di quella singola emozione. Questo può apparirvi banale, ma forse non lo è del tutto. Una brevissima digressione etimologica, aiuterà a spiegare il concetto. Emozione è una parola giunta in italiano dal francese émotion. A sua volta la voce francese proveniva dal latino emovère (ex = fuori + movere = muovere) letteralmente portare fuori, smuovere; in senso lato, scuotere, agitare. Per cui, se ne può dedurre che l’emozione altro non è se non un’agitazione, una vibrazione dell’animo… A differenza dei sentimenti, che sono sedimentati e depositati, le emozioni sono fatte per muoversi, passare, sono quindi intense, brevi e limitate nel tempo. Riconoscere l’impermanenza è la chiave, per ricordare che siete di più di quello che provate in quel momento.

Arrabbiati l’uno con l’altro nella dimensione assoluta,
dovremmo solo chiudere gli occhi e osservare il futuro:
fra cent’anni da oggi,
dove sarai tu? E dove sarò io?
(Thich Nhat Hanh)

Premesso tutto questo, vi propongo una pratica dal titolo “L’albero nella tempesta”. Vi consiglio di fare la pratica in un momento di calma e tranquillità interiore, per poi utilizzarla quando dovesse sorgere un’emozione dolorosa. Potete farla seduti su una sedia, per terra o sdraiati. Chiudete gli occhi o guardate in basso, per facilitare la concentrazione. Innanzitutto, prendete coscienza del respiro, mettete una mano sulla pancia; seguite le inspirazioni e le espirazioni, senza forzare il loro ritmo; osservate l’addome che si espande e si svuota. Cercate di respirare profondamente, facendo scendere l’aria in basso. Smettete di pensare a ciò che è successo e portate la mente verso l’ombelico. Prendete coscienza dei malesseri della mente o del corpo. Se non ce se sono, dato che sarete tranquilli questa prima volta, cogliete l’occasione per imparare per i tempi… duri! Una volta in contatto col respiro, immaginate di essere un albero, il cui tronco è il vostro addome. L’emozione dolorosa è come una tempesta di vento forte, che fa ondeggiare pericolosamente i rami alti. Se guardate ai rami vi sembrerà che l’albero sia molto vulnerabile, come se stesse per spezzarsi. Ma voi tornate al tronco, percepitene la stabilità  e sentite la sicurezza che trasmette. Continuate a respirare e ad ogni ispirazione, calmate l’emozione. Ad ogni espirazione, sorridete di questa emozione. Continuate ancora e se necessario tornate sempre all’addome, per trovare la calma. C’è ancora una tempesta? C’è ancora l’emozione? Presto la tempesta passerà. Ricordatevi che avete attraversato altre tempeste, tutte sono passate, non esiste tempesta che duri per sempre. Ogni cosa è impermanente. L’unica cosa di cui essere consapevoli è che un’emozione è solo un’emozione e che voi siete molto di più. Siete corpo, sensazioni, percezioni, mente, coscienza. L’emozione è piccola, nel vasto territorio che voi siete. Quando reputate che possa bastare, riaprite gli occhi, muovete il corpo e tornate qui.

Bene, vi lascio con questa poesia di Rumi, poeta e mistico, che spiega esattamente cosa intendo per “fare spazio” alle emozioni.

La locanda

“L’essere umano è una locanda,
ogni mattina arriva qualcuno di nuovo.

Una gioia, una depressione, una meschinità,
qualche momento di consapevolezza arriva di tanto in tanto,
come un visitatore inatteso.

Dai il benvenuto a tutti, intrattienili tutti!
Anche se è una folla di dispiaceri
che devasta violenta la casa
spogliandola di tutto il mobilio,

lo stesso, tratta ogni ospite con onore:
potrebbe darsi che ti stia liberando
in vista di nuovi piaceri.

Ai pensieri tetri, alla vergogna, alla malizia,
vai incontro sulla porta ridendo,
e invitali a entrare.

Sii grato per tutto quel che arriva,
perché ogni cosa è stata mandata
come guida dell’aldilà”.

Se siete interessati ad approfondire:

Gibran Khali Gibran, Il profeta
Thich Nhat Hanh “Pratiche di consapevolezza” Terra Nuova edizioni
Thich Nhat Hanh e Katherine Weare “ Insegnanti felici cambiano il mondo” Terra Nuova edizioni
Thich Nhat Hanh “Trasformare la sofferenza” Terra Nuova edizioni

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