Mindfulness in pillole: benessere psicofisico per tutti – la cerimonia del tè

Mindfulness in pillole: benessere psicofisico per tutti – la cerimonia del tè

Articolo in italiano
di Cristina Belli

Sotto certi aspetti ci sono nella vita poche ore più piacevoli di quelle dedicate alla cerimonia del tè del pomeriggio. Vi sono circostanze in cui, sia che si prenda il tè o no – c’è della gente che non ne vuol sapere – quel momento è in sé delizioso. Le condizioni alle quali io penso, incominciando a scrivere questa semplice storia, offrivano un assetto mirabile per l’innocente passatempo. Gli oggetti necessari alla piccola cerimonia erano stati disposti sulla prateria di una vecchia casa di campagna inglese, nel cuore di uno splendido pomeriggio estivo. Una parte del quale era già trascorsa, ma ancor molta ne rimaneva, ch’era della più bella e fine qualità”. (Henry James, Ritratto di signora)

Se avete letto i precedenti articoli sull’argomento, sapete che ogni momento può essere vissuto con mindfulness. Respirare, mangiare, bere, camminare e così via. Allo stesso modo questi stessi momenti quotidiani possono essere vissuti distrattamente, di corsa, con la mente altrove.

La proposta di oggi è una piccola pratica, leggera e con una sua eleganza orientale, che vi coinvolgerà mentre prendete il tè, insieme a qualcuno a voi caro. Si tratta di un riadattamento occidentale della nota pratica giapponese, che prevede un rituale piuttosto complesso. Ma lo scopo è molto simile: riattivare la vostra presenza mentale, così come è nell’intento generale di queste pillole di mindfulness.

Spesso accade che mentre prendete un tè (o un caffè) con un amico, non siete consapevoli né del tè né dell’amico. Fare la meditazione del tè vuol dire essere presenti con il tè e con chi è con voi. Proverete a stare nel qui e ora, attenti e presenti, nonostante i pensieri, i progetti e gli impegni della quotidianità, che talvolta vi bracca con le sue mille urgenze. Potrete godervi il momento, senza dover essere o dire niente. Deve essere un’occasione per nutrire la pace e la gioia presenti dentro di voi.

La cerimonia del tè originale (cha no yu ,cioè “acqua calda per il tè”) è un rito, nato in Giappone. Non solo è anche una delle arti tradizionali dei monaci zen ed è quindi una vera e propria pratica spirituale, oltre che un addestramento alla presenza mentale. Solitamente si utilizzava il tè verde (matcha), che ha proprietà eccitanti e che serviva dunque a tenere svegli i monaci, durante le meditazioni. Ma va ben al di là della semplice preparazione della bevanda, è un’ espressione dello zen, come mostrano una serie di passaggi obbligati: ad esempio, passare per una porticina bassa, per entrare nella stanza del tè. Quest’ultima deve essere in penombra e avere uno stile semplice, senza orpelli. Deve essere priva di contenuti (è detta infatti “dimora del vuoto”). I partecipanti la cerimonia escono infatti dal mondo e dalle sue preoccupazioni, per contemplare il vuoto, abbandonando il pensiero ruminante. I vari utensili vengono posizionati accuratamente e ogni commensale viene invitato a consumare un dolce. Poi tutti bevono il tè e alla fine si prendono in mano le tazze, osservandole, rigirandole fra le mani e parlando del maestro ceramista che le ha create e dello stile che le caratterizza. Per asciugare le tazze, dopo averle lavate, viene usata una pezza rigorosamente di lino; il tè viene mescolato con un frullino di bambù e il cucchiaio è anch’esso in bambù. Il monaco buddhista zen Sen no Rikyū è universalmente considerato il codificatore ultimo della cerimonia del tè. Il suo cerimoniale si fonda su quattro principi basilari: l’armonia, il rispetto, la purezza e la tranquillità. Vediamo di spiegarli.

L’armonia, riguarda sia la relazione tra l’ospite e gli invitati, sia gli oggetti usati, che il cibo scelto. Tutto deve essere all’insegna della stagione in corso e seguire il ritmo naturale della cose. Il principio dell’armonia significa perciò essere incamminati lungo la moderazione e la “via di mezzo”, propria dello zen. Il rispetto, cioè il riconoscimento in ogni persona, ma anche nei più semplici oggetti, della presenza di una innata dignità. La purezza,  va intesa come il disporre una stanza che accolga il “bello” e che consenta a ciò che è “bello” di esprimersi (va precisato che in ambito zen purezza non significa discriminare tra ciò che è “puro” e quello che è ritenuto “impuro”, essendo il puro e l’impuro partecipanti insieme alla realtà ultima). Infatti, la stanza del tè viene prima spazzata con cura, come metafora nei confronti della mente e dei vissuti di ognuno, che vanno quotidianamente “spazzati” dai vincoli mondani e dalle loro preoccupazioni, per consentirsi esperienze altrimenti non esperibili. Mentre pulisce la stanza del tè, l’ospite quindi riordina anche dentro se stesso. Infine la tranquillità, che può essere ben espressa da questo pensiero:

Seduto lontano dal mondo, all’unisono con i ritmi della natura, liberato dai vincoli del mondo materiale e dalle comodità corporali, purificato e sensibile all’essenza sacra di tutto ciò che lo circonda, colui che prepara e beve il tè in contemplazione si avvicina a uno stadio di sublime serenità”. L’incontro con l’altro nella cerimonia del tè amplifica questa dimensione: “Trovare una serenità duratura in noi stessi in compagnia d’altri: questo è il paradosso”.

La base della pratica che vi propongo è che ogni cosa venga fatta in presenza mentale e che abbiate il tempo di trasformare bere una tazza di te in una cerimonia, in qualcosa di sacro. Come ho avuto modo di dire prima, si tratta di un riadattamento semplificato della pratica orientale. Innanzitutto preparate la stanza, rendetela accogliente e piacevole alla vista e … spazzatela! Potete accendete un bastoncino di incenso e delle candele, se vi fa piacere. Sarebbe meglio procurarvi del tè sfuso, della qualità che preferite, invece che le bustine già pronte. Vi serviranno poi una teiera, le tazze, dei biscotti in un piatto e tovaglioli.

Una volta arrivato il vostro ospite, o i vostri ospiti, date loro il benvenuto col sorriso e prendendovi il tempo di guardarli, per realizzare la loro reale concreta presenza nella vostra casa. Una volta seduti, prendete il tempo per proporre di godere di un minuto di silenzio-meditazione, seguendo ognuno il proprio respiro. Sarebbe meglio che la teiera con l’acqua calda fosse pronta e l’infusore pieno. Servite il tè con consapevolezza e offrite consapevolmente i biscotti. Ogni ospite prenderà un biscotto e lo poserà sul proprio tovagliolo. Potrete dire la seguente formula di Thich Nhat Hanh:

Con la tazza del tè fra le mani

mantengo salda la consapevolezza.

Mente e corpo

dimorano stabilmente nel qui e ora”.

Dopo aver assaporato il tè e gustato il biscotto, rimanente in silenzio per un po’; poi potrete invitare l’ospite a parlare, a condividere un pensiero emerso, un’esperienza vissuta o altro ancora. Ascoltatevi a vicenda, senza giudizio ma con cuore aperto.

La chiusura di questo piccolo rito sarà quando vi alzerete per accompagnare alla porta l’ospite, che saluterete lentamente e con attenzione consapevole.

Vi propongo infine una breve storia zen, che fa riflettere sulla presenza mentale nel qui e ora, che è possibile anche nei piccoli gesti. Si intitola “Lo Zen di ogni istante”.

Gli studenti di zen stanno coi loro maestri almeno dieci anni prima di presumere di poter insegnare a loro volta. Nan-in ricevette la visita di Tenno, che dopo aver fatto il consueto tirocinio era diventato insegnante. Era un giorno piovoso, perciò Tenno portava gli zoccoli di legno e aveva con sé l’ombrello. Dopo averlo salutato, Nan-in disse: “Immagino che tu abbia lasciato gli zoccoli nell’anticamera. Vorrei sapere se hai messo l’ombrello alla destra o alla sinistra degli zoccoli”. Tenno, sconcertato, non seppe rispondere subito. Si rese conto che non sapeva portare con sé il suo Zen in ogni istante. Diventò allievo di Nan-in e studiò ancora sei anni per perfezionare il suo Zen di ogni istante”.

Se siete interessati ad approfondire:

Thich Nhat Hanh “Tecniche di consapevolezza” Terra Nuova edizioni

“101 storie zen”, a cura di Nyogen Senzaki e Paul Reps – Adelphi

Kazuzo Okakura “Lo zen e la cerimonia del tè” Feltrinelli

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