Curiosity

Articolo in italiano
di Cristina Belli

UNO STILE COMPORTAMENTALE E UNA TECNICA DI COMUNICAZIONE DOVE NON CI SONO NÉ VINCENTI NÉ PERDENTI: L’ASSERTIVITA’ E IL “MESSAGGIO IO”

Nell’ambito della comunicazione e degli stili comportamentali l’assertività si colloca nel range, cioè nello spazio libero, tra la passività e l’aggressività. Partendo dal fatto che sia la passività che aggressività, se monoliticamente applicate, sono entrambe disfunzionali (cioè non efficaci e positive per l’individuo) val bene cercare di capire cosa sia l’assertività e perché è così importante.

Innanzitutto coloro che hanno uno stile assertivo, possiedono le seguenti caratteristiche: sono positivi verso se stessi e gli altri, sono responsabili di se stessi e delle proprie azioni e parole, sono rispettosi dei propri bisogni (senza essere prepotenti). Le basi dell’assertività sono perciò la fiducia in se stessi e l’autostima, intese come capacità di riconoscere e valorizzare i propri sentimenti e bisogni. Invece, possiamo dire che coloro che hanno uno stile passivo antepongono sempre i bisogni degli altri ai propri, mentre viceversa le persone aggressive antepongono sempre i propri bisogni a quelli altrui. Il passivo “perde”, l’aggressivo “vince” nella dinamica a due; invece nello stile assertivo non ci sono perdenti e vincenti: entrambi gli interlocutori vincono, in quanto possono liberamente esprimersi e soprattutto capirsi.

Così come in tutti i comportamenti o evitamenti umani c’è un vantaggio, più o meno evidente, anche nell’avere comportamenti diversi da quello assertivo ci sono dei vantaggi.  Carl Rogers, il padre della terapia centrata sulla persona, osservando le patate nella credenza buia di casa sua, aveva notato che, nonostante mancassero loro la terra, la luce e l’acqua, i tuberi avevano ugualmente dei germogli. Insomma, nonostante le condizioni non favorevoli,  le patate cercavano di portare a compimento e realizzare la loro natura. Anche tutti noi, come le patate, siamo sempre in grado di germogliare, perché abbiamo l’innata tendenza ad auto-realizzarci, e possiamo vivere esperienze “correttive”. In altre parole Rogers aveva capito che l’essere umano tendeva al suo bene sempre, quindi agiva sempre al meglio delle possibilità che aveva a disposizione. . In quest’ottica di non giudizio, è possibile ringraziare anche la passività e l’aggressività, perché sono stati, in alcuni momenti della vita, il meglio che potevamo fare per noi stessi. Adesso, se vogliamo, possiamo “correggerci”. C’è sempre tempo.

Ora, è bene chiarire anche un altro punto:  né essere passivi, né essere aggressivi quando necessita è sbagliato. Dipende dalla situazione, sempre. Ad esempio: se abbiamo poco tempo a disposizione è meglio rimandare una discussione, oppure se la nostra emotività non è conforme al momento (lo stile passivo in questo caso è adeguato). Se invece vengono infrante delle regole o se si ha che fare con persone piuttosto ostili (lo stile aggressivo in questo caso è adeguato). Il problema nasce quando conosciamo solo uno stile e lo applichiamo in ogni situazione, indiscriminatamente. E’ un po’ come se non potessimo scegliere come comportarci.

Vediamo brevemente di chiarire le caratteristiche generali di passività e aggressività.
La passività comporta il subire senza reagire, l’assumersi responsabilità non nostre e sposare tout court le idee altrui. Le persone passive non riescono a fare richieste, hanno difficoltà a dire di no, hanno paura del giudizio altrui, hanno difficoltà a decidere, orientano la rabbia verso se stesse, provano frustrazione e scontento. Alla base ci sono alcuni bisogni: voler essere accettati da tutti, non voler affrontare i conflitti, aver paura di sbagliare. Il conto da pagare è però molto alto, poiché si perde stima in se stessi e si rinuncia alla propria autenticità, nei rapporti con gli altri.
La modalità aggressiva comporta la prepotenza, l’arroganza, il misconoscimento dei bisogni altrui. Le persone aggressive vogliono che gli altri facciano quello che desiderano, decidono per gli altri, non accettano di sbagliare, non chiedono scusa, non ascoltano. Anche qui, alla base ci sono alcune motivazioni: voler ottenere velocemente ciò che si desidera, sentirsi meglio sfogando la rabbia sugli altri, credere che gli altri debbano sempre adeguarsi. Ci sono dei costi: inimicizie più o meno scoperte, rapporti basati sulla paura, boicottaggio nascosto da parte degli altri. Gli aggressivi è come fossero miopi da un punto di vista cognitivo; vedono solo i risultati a breve termine, cioè si accorgono istintivamente che intimidendo ottengono i risultati voluti, senza comprendere che stanno costruendo il proprio fallimento sul lungo termine.
Le persone assertive, invece, sono disponibili a negoziare e a fare compromessi, ma si fanno valere e non rinunciano a se stesse. Sostanzialmente dicono la verità, amano sé e gli altri, vogliono la libertà per sé e per gli altri. Basano la comunicazione sulla reciprocità. Riconoscono i propri limiti e li accettano onestamente. I vantaggi sono rapporti saldi con gli altri, stima sociale, buona autostima. Forse chiederete se ci sono dei costi anche qui? Ebbene, sì. Innanzitutto questo stile comportamentale è più faticoso, bisogna lavorarci! Inoltre, in alcune culture, compresa la nostra, ormai la manipolazione e la furbizia la fanno da padrone (se non addirittura la prepotenza) ed è possibile che essere assertivi venga visto come non accettabile, o addirittura non vantaggioso.

Ma vediamo dunque alcuni esempi di comunicazione assertiva:
-usare il pronome personale Io, invece che Tu (questo riporta l’affermazione alla propria responsabilità)

-usare verbi più incisivi (“scelgo” di invece che “potrei”, “voglio” invece che “ho bisogno”), evitare di usare “non”  e volgere al positivo la frase…

-evitare sentenze e convinzioni : ad esempio, “sbagliando s’impara”, “va sempre così” …

– cambiare le domande in affermazioni.

Anche gli aspetti non verbali sono significativi e comunicano molto delle nostre reali intenzioni e attitudini: sorriso, gesti aperti, espressione interessata, contatto visivo diretto, posizione corporea rilassata, tono di voce medio, ritmo non accelerato…
Il cuore, potremmo dire, di questa comunicazione onesta e diretta è il “messaggio Io”, suggerito da Thomas Gordon già nel 1970, in uno scritto in cui spiegava il suo metodo, per insegnare ai genitori a comunicare con i figli. E’ un modo assertivo di comunicare, che si può usare quando siamo in difficoltà rispetto a qualcosa che ha fatto l’altro, quando c’è un possibile conflitto. Si tratta di esprimere i propri sentimenti di disagio, confrontandosi e non giudicando l’altra persona in toto, bensì informandola in maniera neutra degli effetti del suo atto su di noi e dei sentimenti che ne sono derivati.

Con il “messaggio Tu” (“mi dovevi mandare quella mail… “è colpa tua…”, “tu mi tratti male…”) la persona si sente offesa e sminuita e questo solitamente provoca una difesa, che può prendere due direzioni: attacco(rabbia e aggressività) oppure fuga (comportamento passivo). In entrambi i casi, al nostro fastidio si unirà il fastidio dell’interlocutore, facendo sfociare la comunicazione in un conflitto o in nulla di fatto. Col “messaggio Io”, viceversa, l’interlocutore non si sente giudicato o colpevolizzato  e ascolterà più apertamente. Iniziando ad usarlo è possibile affrontare argomenti delicati, senza offendere l’altro. Sarà un esercizio efficace di comunicazione assertiva.

“Il messaggio Io” è una tecnica, che consta di tre parti:

  • la descrizione del comportamento che ha creato il problema, senza giudizio: “Quando ti aspetto per molto tempo…”
  • la descrizione dell’effetto concreto di tale problema: “…succede che mi dimentico cosa volevo dirti…”
  • la descrizione degli effetti soggettivi: “…e io mi sento irritato con te”.

In questi messaggi chi parla si assume la responsabilità di come si sente, dei suoi pensieri e delle sue emozioni, senza colpevolizzare l’altro di come lo fa sentire.

Vi lascio ricordandovi che la comunicazione è “trasmettere un messaggio da un emittente a un ricevente e ottenere una reazione di questi al messaggio”, non è quindi l’intenzione che conta, ma il risultato ottenuto ed è la reazione del vostro interlocutore, che vi informa di ciò che avete davvero trasmesso. In altre parole la comunicazione assertiva (dal latino asserere, asserire cioè affermare con convinzione e tenacia) sarà quella che vi permetterà di raggiungere il vostro obiettivo, cioè ciò che vi siete prefissati di far arrivare all’altro.

Buona comunicazione!

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