Mindfulness in pillole: benessere psicofisico per tutti – meditare mangiando

Mindfulness in pillole: benessere psicofisico per tutti – meditare mangiando

Articolo in italiano
di Cristina Belli

Eccoci alla terza delle nostre pillole di mindfulness. Forse avrete già capito, se avete letto le precedenti incursioni nella mindfulness, che tutto può essere uno spunto valido per meditare e coltivare la consapevolezza. Quindi non soltanto pratiche statiche come il body-scan o stare col respiro, ma anche atti dinamici e momenti comuni e quotidiani, che riguardano veramente tutti voi. Oggi voglio introdurre proprio due suggerimenti che hanno a che fare con il mangiare e con lo stare in cucina.

Ma prima spero di non annoiarvi con questa breve introduzione. Va detto che, in primo luogo, mangiare mindful può essere definito come “prestare attenzione a ciò che mangiamo, coltivando la gratitudine per il cibo a nostra disposizione”. Già fare questo saprà trasmettervi una sensazione di tranquillità e benessere. Partiamo dall’assunto che più o meno frequentemente il cibo viene usato come soluzione ai problemi, soprattutto quando si attraversano periodi di stress e nervosismo elevati. Infatti il corpo, stimolato dagli ormoni, recepisce il messaggio che siete in pericolo (il corpo non distingue il pericolo reale da quello percepito!) e che quindi occorre più carburante. La conseguenza è che cercherà questo surplus di carburante dove effettivamente c’è: nei carboidrati e negli zuccheri.  Ricordate che: “Nella savana, una gazzella non si fermerà a brucare l’erba, se c’è un leone in agguato”. La buona notizia è che se lo sapete, potete fare caso a come e cosa mangiate quando siete sotto pressione e quindi potete modificare il vostro atteggiamento verso il cibo, senza farne un “rifugio” inconsapevole.

Detto questo, mangiare un intero pasto con consapevolezza è una pratica importante e forse impegnativa, che potrete imparare col tempo. Intanto, potete ricordare, ad ogni pasto: di spegnere la televisione e posare il giornale. Collaborate con gli altri nel preparare la tavola e portare a termine ciò che va fatto per il pasto. Lo stesso se siete da soli. Godetevi questo tempo di preparazione. Quando sarete a tavola, “guardate e vedete” i commensali: bastano due secondi a persona. Sorridete loro. Altrimenti, sorridete a voi stessi. Ricordate sempre di respirare: è la base della mindfulness. Infine guardate il cibo nel piatto: vale la pena ricordare a voi stessi che è la vostra connessione con la Terra. Se guardate il cibo, non solo ricorderete questo concetto di unione con il Creato, ma renderete il cibo reale. Alla fine, usate qualche momento per ringraziare della fame saziata.

Riassumendo in poche righe, le fasi sono:

  • Preparazione del cibo in presenza mentale
  • Guardare con interesse e gratitudine
  • Vedere, odorare, assaporare, masticare
  • Ringraziare per la pienezza, la sazietà

Eccoci adesso alla prima pratica. E’ detta la “pratica delle uvette”. E’ un piccolo e potente esercizio di alimentazione consapevole, che vi riconnetterà col piacere del cibo. Potere usare uvetta o noci, oppure pezzettini di cioccolato. Partite col focalizzare il cibo scelto; guardatelo nel palmo della mano (dimensione, colore, forma). Prendetelo con le dita e sentitene la consistenza (morbidezza, durezza). Portatelo alle narici e annusatelo: a ogni inspirazione cercate di carpirne gli aromi, le sfumature. Avvicinatelo adesso all’orecchio (questa è la parte in cui la vostra mente razionale potrà iniziare a dirvi: “Che sto facendo? Che sciocchezza”… Accogliete questi pensieri senza opporvi, sono passeggeri). Strofinate il pezzettino di cibo, schiacciatelo, forse farà dei piccoli suoni inattesi! Ora portatelo alle labbra e sfioratele; quando siete pronti e presenti mettetelo in bocca, ma senza morderlo ancora. Notate le sensazioni, l’aumento di salivazione. Infine mordetelo  e masticate lentamente; ingoiatelo e osservate anche come deglutite. Questa esperienza va presa come un gioco e un po’ lo è, ma vi lascerà una consapevolezza nuova del come si può mangiare con presenza. La potete replicare se non per un pasto intero (chi ne ha il tempo!), almeno per uno spuntino, un cappuccino al bar, una bevanda che amate. Vedrete la calma che vi donerà.

L’ultima esperienza che vi suggerisco oggi riguarda la cucina intesa come luogo, in cui si può praticare la mindfulness. Infatti anche cucinando o pulendo, possiamo conservare la presenza mentale, seguendo il respiro e mantenendo la concentrazione. Quando lavate i piatti, la prossima volta, provate a farlo come se steste facendo qualcosa di sacro e di prezioso. Come dice il monaco e poeta Thich Nhat Hanh:

“Lavare il piatti
è come fare il bagno al Buddha neonato.
Il profano è sacro.
La mente di ogni giorno è la mente di Buddha”.
Alla prossima!

Se siete interessanti ad approfondire:
Thich Nhat Hanh, Pratiche di consapevolezza, Terra Nuova Edizioni.
Patrizia Collard, Piccoli momenti di mindfulness, Mondadori.

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