La Basilica di San Marco a Venezia e la sua influenza nella musica con la nascita della Scuola Veneziana

La Basilica di San Marco a Venezia e la sua influenza nella musica con la nascita della Scuola Veneziana

Articolo in italiano
di Cristina Casas

Dal 1550 al 1650 circa, mentre a Firenze si sviluppava la fine del Rinascimento musicale, con la monodia e l’opera, passando per tutte le varianti contrappuntistiche, l’innovazione introdotta dalla Scuola Veneziana rappresenta la fine della Musica Rinascimentale.

Quello che all’inizio fu considerato un problema diventò una risorsa e un’innovazione: parliamo delle grandi dimensioni e della struttura architettonica della Basilica di Venezia, la Cattedrale di San Marco. Essa infatti è lunga 76 metri circa e larga 62 metri circa (al transetto); la cupola centrale è alta 43 metri (28 metri all’interno). Con i suoi 2099 metri quadri e la complessità nella disposizione degli spazi interni fu “duramente messa alla prova” e sfruttata al massimo possibile (sempre nel rispetto delle funzioni religiose), principalmente dal compositore Andrea Gabrieli (Venezia 1533-Venezia 1586).

Andrea Gabrieli fu allievo di Adrian Willaert (1490-1562), uno fra i più rappresentativi compositori di musica del nord d’Europa e fra i primi a spostarsi in Italia, importando da noi lo stile polifonico della scuola franco-fiamminga. Gabrieli si trovò degli spazi enormi da riempire, ma questo aspetto gli diede l’opportunità di dare voce alla sua creatività e genialità, per arricchire la musica sacra: nelle opere a cinque o sei voci (caratterizzate dall’uso magistrale della tecnica policorale) per esempio ci sono lavori a due, tre e perfino a quattro cori, nei quali Gabrieli utilizza un sontuoso stile dialogico, sfruttando tutte le possibilità offerte dalla disposizione della struttura architettonica.  Utilizza infatti diverse fonti sonore e approfittando delle distanze fra un coro e l’altro, aggiunge nelle sue opere improvvisazioni con effetti di eco, enunciazioni o risposte, blocchi timbrici che si fondono in un’esaltante pienezza sonora, con composizioni perfino a dodici differenti voci. Un fenomeno per l’epoca, una modalità da lui inaugurata e mai esistita prima dentro un ambiente sacro.

Poi fu suo nipote Giovanni (Venezia 1557-Venezia 1612), figlio della sorella (che prese il suo cognome data la notorietà dello zio nell’ambiente musicale), a proseguire  e inventare nuovi artifìci della polifonia e della concezione armonica trasmessi dallo zio Andrea Gabrieli, aggiunse più segni che specificano la dinamica (come per esempio piano – pianissimo- forte – fortissimo ecc.) e l’agogica (cantabile – andantino – allegro ecc.) dei brani per ricamare un contesto musicale armonicamente pieno e più ricco di quanto veniva eseguito fino ad allora.

Citiamo come esempio i suoi due libri delle Sacrae Symphoniae, dove nelle lezioni di Andrea Gabrieli sono indicati per la prima volta i segni di dinamica, come le specifiche designazioni strumentali (un cornetto e tre tromboni per il primo coro, un violino e tre tromboni per il secondo). Poi Giovanni,  nel secondo libro delle Sacrae Symphoniae, procederà ben oltre l’insegnamento dello zio, creando una musica sinfonica vocale, che consiste nell’usare gli strumenti non più all’unisono con la melodia cantata dalle voci, ma creando melodie parallele sempre con l’uso dei vari gruppi e delle diverse fonti sonore posizionate nei diversi spazi della cattedrale. Le melodie parallele hanno arricchito in modo significativo e innovativo la polifonia dell’epoca.

Se guardiamo la pianta della Basilica di San Marco possiamo apprezzare la complessità della struttura.

L’interno è in stile bizantino,  a croce greca, con tre navate, in ogni braccio divise da colonnati sui quali corrono gallerie e sontuosi archi, che sostengono le cinque cupole.

Nonostante tutto questo spazio a disposizione a nessuno era venuta in mente, fino ad allora, la possibilità di sfruttarlo e vederlo anzi come una risorsa. Venne invece riempito di musicisti, per creare una polifonia mai eseguita fino a quegli anni. Gli organisti e i maestri di cappella vedevano dei limiti in quell’immenso spazio, era difficile osare; ma i Gabrieli non ebbero paura, furono perfino chiamati all’estero dalle corti imperiali europee, ma poi sono sempre ritornati a Venezia. Infatti la Cattedrale di San Marco era la loro infinita fonte d’ispirazione e il laboratorio della loro geniale creatività, la loro “casa”.

La Scuola Veneziana raggiunse ancora un’ulteriore epoca di splendore con il compositore Claudio Monteverdi (Cremona 1567 – Venezia 1643), che a Venezia fu Maestro di Cappella della Cattedrale. Oltre alle sue opere teatrali, melodrammi, opere religiose, madrigali (e oltre il suo Libro di Madrigali Spirituali a Quattro Voci), di grande successo all’epoca, fu il suo Vespro della Beata Vergine. Scrisse anche vere e proprie opere per Venezia: l’Orfeo, Il ritorno d’Ulisse in patria, L’incoronazione di Poppea. Tutte con l’utilizzo della polifonia rinascimentale e con l’uso del basso continuo, fiorito poi propriamente nel periodo Barocco.

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