Gianluca Lalli, la libertà di essere un uomo e un artista fuori dall’ordinario

Gianluca Lalli, la libertà di essere un uomo e un artista fuori dall’ordinario

Articolo in italiano
di Elisabetta Failla

Gianluca Lalli è un artista completo. Ḕ cantante, compositore, scrittore, regista e tanto altro ancora, è dotato di grande sensibilità ed è a suo modo una persona di grande cultura. Ma soprattutto è e vuole restare un uomo libero di esprimersi.

La sua carriera inizia come cantante perché dotato di una bellissima voce che fu subito notata dai cacciatori di talenti. Ḕ stato tra i vincitori del talent radiofonico Demo, l’Acchiappatalenti, condotto daMichael Pergolani e Rento Marengo su Radio Rai Uno e nel 2005 ha vinto il prestigioso premio Rino Gaetano – a cui lo scorso anno ha dedicato un film documentario sulla sua vita dal titolo Rino – e nel 2020 il premio Lucio Battisti. Nel 2013 il suo videoclip Il lupo ha vinto il premio Hard Rock Cafè nell’ambito del Festival del Cinema di Venezia. Tutto questo successo avrebbe potuto portare Gianluca Lalli nell’olimpo dello showbiz, ma lui non ha voluto scendere a compromessi, a farsi manovrare dalle case discografiche. “Sono un uomo libero – spiega Gianluca – non ho voluto e non voglio essere un ingranaggio di una macchina che non mi avrebbe permesso di fare le scelte che ho sentito e sento più mie”. Ha pubblicato tre album in cui parla dei temi che gli stanno a cuore. Nel secondo – La fabbrica di uomini del 2014 – ha collaborato con Claudio Lolli nel brano Il grande freddo, pubblicato poi anche dallo stesso Lolli e vincitore del premio “Luigi Tenco” nel 2017.

Ma oltre alla musica Gianluca Lolli ha una grande passione per la letteratura. Da ragazzo ha vissuto a Colle di Arquata, in provincia di Ascoli Piceno, dove passava molto del suo tempo a leggere. “Ḕ un paese che si trova in mezzo ai monti e ai boschi dove non c’erano molte cose da fare o luoghi di aggregazione e così ho iniziato a leggere rimanendo affascinato da tanti scrittori”. A questa si aggiunge la passione per la musica da 18 anni. “Ho cominciato a strimpellare la chitarra, a comporre visto che già scrivevo poesie – prosegue – Ho formato un gruppo con cui ho portato in giro le mie canzoni”.

Letteratura e musica si fondono insieme nel suo lavoro. “Sono rimasto affascinato da George Orwell – spiega – la Fattoria degli animali è uno dei brani del primo album mentre 1994 è una canzone di Metropolis. D’altra parte Il Grande Fratello esiste, visto che noi viviamo controllati anche adesso che siamo costretti a stare chiusi in casa”. E poi Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi e Fontamara di Ignazio Silone contenuta nel suo nuovo album per evidenziare come “molte persone siano emarginate dallo Stato che si fa vivo solo per prendere voti”. Suoi Maestri sono anche alcuni cantautori come Fabrizio De André e Francesco Guccini.

Tante le collaborazioni importante nel corso della sua carriera: oltre con Claudio Lolli, ha lavorato con Flaco Biondini, chitarrista e produttore di Francesco Guccini, col poeta e attore Remo Remotti, con il “Cimarosa quintet”, il quintetto d’archi dei docenti del conservatorio Domenico Cimarosa di Avellino, con l’attore Francesco Pannofino, con i Modena City Ramblers nel Tour del 2019 e con il comico Giorgio Montanini nel 2020.

A settembre del 2020 è uscito il disco Favole al telefono ispirato dall’omonima opera di Gianni Rodari. L’idea di mettere in musica le favole di Gianni Rodari nasce da un progetto chiamato Il Cantafavole, ideato e realizzato dall’artista e che propone da tempo nelle scuole con l’intento di insegnare ai bambini l’arte del cantautorato e della scrittura. “I bambini sono esseri liberi, autentici e sensibili nel percepire la realtà – spiega l’artista – Fin a nove anni riescono a cogliere la vera essenza della vita. Dopo diventano tutti uguali, perdono la fantasia. Ma prima sono creativi, vivi non convenzionali tanto da insegnare a me tante cose”.

Altro tema importante per l’artista è quello della diversità tanto da realizzare spettacoli sui problemi psicologici, malattie mentali come l’Alzheimer, e sulle donne, che per Lalli sono persone discriminate. Il prossimo 8 marzo porterà in scena nelle Marche Lisistrata & le altre in cui il regista si propone di ripercorrere, attraverso vari personaggi femminili e con l’aiuto della poesia, le fasi storicamente più importanti della nostra società, raccontando vicende di donne, protagoniste-vittime della violenza di genere. Il titolo è una rievocazione e insieme un omaggio alla commedia di Aristofane che per la prima volta collocò le donne come protagoniste di uno spettacolo teatrale, immaginando così un mondo alla rovescia, un mondo pacifico guidato da donne, suscitando angosce ancestrali di cui neppure lo stesso grande commediografo fu scevro. Nel tempo le donne hanno acquisito diritti importanti: dalla legge più importante, quella del mondo romano, che concesse alle donne il diritto di ereditare, alle più recenti conquiste quali il diritto di voto, l’abolizione della ridicola legge sulla delitto d’onore o la lentissima agonia del matrimonio riparatore, le leggi sul divorzio e sull’aborto, il lento ma progressivo riconoscimento delle competenze femminili nel mondo del lavoro.

“Eppure, ancora oggi le donne sono vittime degli uomini – conclude Gianluca Lalli – Femminicidi e omicidi di genere sono sempre più frequenti tanto da far pensare che viviamo ancora in una società violenta incapace di accogliere come un arricchimento le diversità di ogni sorta, spesso vissute con competitività e percepite come un impedimento alla realizzazione di se stessi”.

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