“Chiunque può diventare una pièce unique” – Andrew Vianello e le sue creazioni uniche

“Chiunque può diventare una pièce unique” – Andrew Vianello e le sue creazioni uniche

Articolo in italiano
di Sonia Becattini

Andrew Vianello è un designer italiano, creativo, appassionato e sempre in costante ricerca di nuovi linguaggi artistici. Eclettico e vulcanico, Andrew Vianello realizza progetti che spaziano dagli allestimenti alla realizzazione di oggetti, dalla grafica alla scenografia, come mostre ed eventi realizzati a Palazzo Reale a Milano e a Palazzo Pitti a Firenze. Vive tra Milano e Parigi, dove fonda nel 2015, il marchio Profilo, una collezione di oggetti decorativi e personalizzati, realizzati con un filo di metallo prezioso, curatissimi nei minimi dettagli e creati ad hoc su richiesta o in collezione limitata. Partendo da un’idea originale e giocosa, riesce a rendere ogni oggetto sempre unico, speciale e mai ripetitivo.
Oggi Vianello, con le sue creazioni Profilo è presente nei concept stores, gallerie d’arte, boutique e department stores, da Milano a Tokyo, da Paris a Moscow, da Capri a Cortina d’Ampezzo.

Iniziamo l’intervista con una domanda che ci aiuta a conoscere meglio il tuo mondo creativo. Da dove arriva Andrew Vianello e dove è arrivato oggi?

Arrivo dal mio amato Veneto. Sono nato a Chioggia, paese stupendo tra mare e laguna con una lunga storia e tradizioni. All’età di 19 anni mi sono trasferito a Milano, per studiare Scenografia alla Naba, per poi non abbandonarla più. Milano per me corrisponde alla mia lunga e formativa gavetta, ho lavorato a stretto contatto con grandi professionisti e soprattutto ho avuto modo di lavorare  in vari settori artistici, dal teatro al cinema, dagli allestimenti per eventi a mostre, da progetti di interior design alla grafica. Milano è stata un enorme palestra, e ha permesso di formarmi come designer e soprattutto di conoscere molti colleghi. Da cinque anni, Parigi è diventata la mia terza città. Lavoro moltissimo in questa città che mi ha affacciato a nuove esperienze professionali e soprattutto ho avuto modo di conoscere una clientela internazionale.


Nel tuo percorso professionale hai incontrato persone importanti per la tua crescita, c’è qualcuno in particolare che ti piacerebbe menzionare?

Ne ho conosciute tantissime, sia tramite gli studi che sull’ambiente di lavoro. Qualcuna mi ha deluso, soprattutto nel percorso accademico di Scenografia. Sono convinto che un professionista non ha tempo per insegnare. Ma dal momento in cui ho iniziato a lavorare molte mi hanno tramesso “delle pillole di saggezza professionali” come le chiamo io. Ho molta stima per Alessandro Guerriero, Gherardo Frassa, Pino Rabolini (fondatore di Pomellato), René Caovilla, Monica Lupi, Ferdi Baleri, Stefania Vaccari, Jean Blanchaert e molti altri perché mi hanno veramente insegnato a lavorare.


Delle varie esperienze che hai fatto nel mondo del design, del teatro e della comunicazione ce n’è una o qualcuna che ricordi con grande gioia?

Oddio, da ansioso quale sono, ho sempre vissuto tutte le mie prime esperienze professionali con molta preoccupazione e senso di responsabilità. All’ inizio avevo molta paura di deludere, ma ho sempre saputo adattarmi ai ritmi e alle modalità di lavoro, che più delle volte sono molto complesse.  Ho sempre affrontato qualsiasi progetto lavorativo come fosse il mio, a volte anche con un pizzico di presunzione. Il senso di responsabilità e il savoir-faire nel lavoro sono molto importanti. E un datore di lavoro, a mio parere si sente più sicuro se vede diventare leader il proprio collaboratore.

Ci sono stati momenti difficili nella tua carriera? Qual è secondo te l’aspetto più complesso nella gestione quotidiana della figura dell’interior designer?

I momenti difficili sono stati tantissimi, quasi sono più numerosi dei momenti felici e di gloria. L’aspetto più complesso nella gestione quotidiana è il lato economico. Bisogna sapere analizzare ogni giorno il rapporto tra i guadagni e gli investimenti che sono fondamentali. Soprattutto quando ci si auto produce. Spesso si sceglie di lavorare in solitudine, pensando di essere più liberi. Ma invece è il contrario. Bisogna circondarsi di professionisti: commercialista, ufficio stampa, collaboratori, artigiani. Solo se riesci a delegare alle persone giuste puoi pensare di crescere professionalmente.

Passiamo ora al tuo brand e prodotto Profilo. Come è nata l’idea dei profili personalizzati e da collezione?

Il brand è nato nel 2015, per puro caso. Avevo realizzato dei pezzi unici da regalare a persone care e alla mia famiglia. In quel periodo seguivo un progetto di interni a Parigi e casualmente ho fatto vedere i prototipi a dei negozi in Italia …. et voilà, le cose alla fine accadono spontaneamente. Iniziando a vendere, ho pensato che era meglio impostare questa nuova “storia lavorativa” con un meccanismo serio e professionale. Perciò ho registrato subito il marchio ed il brevetto, e mi sono messo a lavorare come un matto per qualche mese affrontando tutti gli aspetti economici e di marketing del brand.

Il design di questi oggetti è essenziale, pulito, curato nei minimi dettagli ed ha felicemente riscosso molto interesse a livello internazionale, tanto da essere presente in diversi e importanti store e boutique in tutto il mondo. Come ti spieghi tanto successo?

Credo principalmente che non si tratta di successo ma della potenza di un oggetto che si può realizzare con questa velocità e finitura. Lo potrò dichiarare un successo quando invecchierò e il brand continuerà ad avere ancora molti ordini. Se chiudo gli occhi la vedo così, casomai un giorno dovrò cercare dei soci o casomai un giorno dovrò vendere. E’ tutto cosi imprevedibile in questa mondo. Amo follemente questo brand e tutto il team che mi circonda, ad oggi sono alla continua ricerca di nuovi collaboratori per consentire la crescita del brand.


Oltre ai profili, nella tua collezione ci sono anche altri oggetti, ci racconti qualcosa anche di questi processi creativi?

Si tratta sempre di oggetti  realizzati a mano, ma ora non voglio creare nulla di industriale e di riproducibile. Che noia la serialità. Ultimamente sono molto affascinato da auto, moto, yacht e tutto ciò che è legato alla velocità. Il mio slogan è “frenare mai, correre sempre”.

Attualmente la tua vita si divide principalmente tra Parigi e Milano, cosa ti piace di più e di meno di queste due splendide città?

Milano è la città che offre più connessioni lavorative d’ Italia. A Milano devo molto, voglio dedicarci un qualcosa di unico e speciale che spero di potere realizzare presto. Sarà un tributo. Parigi invecé è una sorpresa. Lavorando per il gruppo Louis Vuitton e il grande magazzino del lusso Le Bon Marché Rive Gauche, ho modo di presentare le mie nuove idee e le collezioni raggiungendo una clientela internazionale.


Progetti e programmi per il futuro? Ti va di anticiparci qualcosa?

Per il futuro vedo strategie commerciali, bisogna vendere. Solo se vendi puoi pensare di creare, budget permettendo. E’ importantissimo conoscere i clienti e i gusti del pubblico.  E’ tutto cosi veloce, frenare mai correre sempre. Come confermo con il mio slogan.

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