Tante volte l’emancipazione passa dalle piccole cose – Partiamo da oggi, dal 2021, quante di voi hanno pantaloni nel guardaroba?

Tante volte l’emancipazione passa dalle piccole cose – Partiamo da oggi, dal 2021, quante di voi hanno pantaloni nel guardaroba?

Articolo in italiano
di Ilaria Tolossi
foto: abiti Essère

Direi che ognuna di noi ha svariate paia di pantaloni e forse il suo numero supera anche quello di di gonne e abiti. Indossare i pantaloni per noi è la cosa più naturale del mondo, ma non tutti sanno che è stato un simbolo  di emancipazione femminile vinto dopo una battaglia millenaria.

pantaloni nascono più di duemila anni fa ed erano indossati sia da uomini che da donne guerriere (presumibilmente le Amazzoni) che andavano a cavallo. I romani furono i primi a copiare questo indumento dalle popolazioni barbare ma non è chiaro per quale motivo lo proibirono alle donne. Questo è solo l’inizio di tali  divieti e vere e proprie leggi. Passano secoli prima di vedere una “braghessa” ovvero una sorta di pantaloncino corto indossato da Caterina de’ Medici sotto la gonna per andare a cavallo. Sembra che questo capo scatenasse le fantasie maschili tanto che fecero ben presto parte dei segreti di seduzione delle cortigiane, possiamo considerarlo il primo esempio di biancheria sexy.

Sempre in Francia in barba ai principi di uguaglianza e libertà della Rivoluzione Francese il 17 Novembre 1800 una legge vietava tassativamente i calzoni femminili. La cosa incredibile è che in Francia tale divieto è rimasto valido fino udite , udite  al 2013.

I fermenti cominciavano a farsi sentire in modo più eclatante da parte di alcune donne che  sempre nel 1800 tentarono coraggiosamente di vestirsi da uomo. Le più famose e spregiudicate furono artiste come la pittrice Rose Bonheur e la scrittrice George Sand. Solo tra Ottocento e Novecento, grazie al successo di massa di attività fisiche, le norme proibizioniste furono addolcite permettendo di indossare i pantaloni per andare a cavallo o in bicicletta o per fare alpinismo. La storia del pantalone passa anche da Amalia Bloomer americana, forte sostenitrice della scomodità degli abiti femminili del tempo, che indossava i pantaloni sotto la gonna.  Lei dovette capitolare sotto il lancio di frutta avariata e insulti.

Arriviamo al Novecento che vede le donne ancora lottare per poter indossare i pantaloni in tutta tranquillità.

Coco Chanel negli anni a cavallo delle due guerre mondiali, rivoluzionò la moda della belle Epoque emancipando la donna attraverso la creazioni di completi pantaloni, di solito largo, pensando alle donne che dovevano lavorare al posto degli uomini che combattevano al fronte. Comunque le donne potevano indossare i pantaloni solo per andare al lavoro, o stare in casa. Sempre Coco Chanel sdoganò il pantalone anche sulla spiaggia, famosa è la sua foto a Deauville che la vede ritratta in pantalone bianco largo maglia nera e lunghi fili di perle.

Grazie alle dive del cinema dagli anni 30 in poi si cominciano a fare cambiamenti significativi, Marlene Dietrich nel 1933 appare su Vogue America in tailleur pantalone. Come lei altre dive tra cui Katherine Hepburn e Greta Garbo fecero molto scalpore indossando pantaloni in pubblico, dovete pensare che fino agli anni 50 le donne erano passibili di arresto perchè  tentavano di  “impersonare un uomo”.

Era il 1966 quando Yves Saint Laurant mandò in passerella il tuxedo al femminile “ Le Smoking”. Le prime ad avere l’ardire di indossarlo furono Betty Catroux, musa francese dello stile androgino-chic, nonché musa dello stilista, e Nan Kempner, regina americana del jet-set. Scoppiò uno scandalo: la Catroux si presentò all’ Opera in smoking e venne fischiata mentre alla Kempner venne negato l’ingresso al noto ristorante newyorkese Côte Basque. A quel punto pare che con estrema nonchalance si sia tolta i pantaloni rimanendo in top che fungeva da mini abito.

Durante gli Anni 70, tailleur pantalone in poliestere e scarpe con zeppa diventarono l’uniforme privilegiata della donna in carriera emancipata. Eppure, il look continuava a essere considerato azzardato e le donne che lo sceglievano si trovavano spesso a doversi difendere dalle critiche di capi e colleghi (uomini).

Indossare il tailleur pantalone continuò ad essere considerata una scelta provocatoria durante gli Anni 80 e 90 nonostante che stilisti famosi come Giorgio Armani negli anni ’80 facesse sfilare donne in tailleur pantaloni sicure di se, simbolo di donne d’affari indipendenti ed emancipate.

Personalmente indosso i pantaloni quasi tutti i giorni e devo dire che sono i capi più venduti delle mie collezioni. Devo dire che dopo essere venuta a conoscenza della storia del pantalone, ogni volta che li indosso mi sento fortunata di poter scegliere di farlo e perchè no anche un po’ rivoluzionaria.

Condividi sui social