Articolo in italiano di Alessio Martellotti
foto di Alessio Martellotti
Anche qui a Los Angeles, l’archistar Frank Gehry torna alla carica con la sua formula compositiva ormai ampiamente collaudata: una selva di incredibili volumi torti e ritorti, foderati di placche metalliche, si aprono verso eleganti e più leggere forme di vetro. Dopo i fasti di Bilbao, la rielaborazione di tale fortunata soluzione pare non avere limiti e qui, nella sua Los Angeles, il celebre collega canadese – ben cosciente della risonanza planetaria di tale intervento – da il meglio di sé! Il rivestimento in acciaio lucido splende sotto il sole della California e rende ancor più dinamico e scenografico l’edificio che, diviene un vero e proprio landmark urbano unico e inconfondibile rispetto alle anonime scatole architettoniche disseminate sulla scia dei trafficatissimi avenues losangelini… confermando il paradosso innescato già dai tempi dell’acclamato Guggenheim spagnolo dove, il contenitore divenne protagonista a scapito del contenuto e l’evento artistico passa in secondo piano poiché il museo-involucro è già opera d’arte, è già scultura, è già evento! Oggetto di discussione accademica fino allo sfinimento, il Guggenhaim di Bilbao è stato sicuramente un concept spartiacque nella produzione gheryana, non solo in campo museale… inaugurato nell’ottobre del 1997, fortemente contestato da una parte e osannato dall’altra, i numeri danno palesemente ragione all’architetto poiché, committenti privati e Pubbliche Amministrazioni – da allora – fanno a gara per avere un edificio-evento in “stile Gehry”.

L’idea di realizzare una nuova sala concerti dedicata al celebre fumettista americano, papà di Mickey Mouse, prende corpo già dal 1987: fu proprio Lillian Disney (vedova di Walt) a promuovere l’opera, con una donazione iniziale di ben 50 milioni di dollari, per dare alla Los Angeles Philarmonic Orchestra una sala da concerti grandiosa e all’altezza della sua fama, commemorando così anche la figura dell’amato e leggendario consorte scomparso nel lontano 1966. Nel 1989 venne bandito il concorso internazionale al quale parteciparono ben settantadue studi di progettazione. Fu la stessa Sig.ra Disney a selezionare l’estroso progetto di Frank Gehry, fino ad allora noto per lo più “solo” a Los Angeles per le sue residenze dalle bizzarre forme rivestite di zinco, compensato, reti metalliche e altri materiali non convenzionali. La costruzione iniziò di fatto nel 1991, ma si fermò dal 1994 al 1996 per carenza di fondi. I costi di produzione slittarono ben oltre il capitale preventivato; il progetto fu rivisitato in varie parti senza tuttavia stravolgerne l’essenza compositiva, ad esempio per le facciate esterne inizialmente previste in pietra, fu adottato l’acciaio inox…nettamente più economico e leggero. Dopo una seconda interruzione dal 1996 al 1999, i lavori vennero completati definitivamente nel 2003 per un costo complessivo stimato in 274 milioni di dollari, incluso il garage. Si stima inoltre che la famiglia Disney donò 84,5 milioni di dollari e altri 25 milioni arrivarono dalle casse della Walt Disney Compay. Il resto delle donazioni venne fatto da privati. Inaugurato il 24 ottobre 2003, sia l’architettura di Frank Gehry che l’acustica della sala (curata dall’ingegnere Yasuhisa Toyota) sono state largamente elogiate e considerate degne eredi del vicino Dorothy Chandler Pavilion.

Walt Disney Concert Hall: vista sull’ingresso.
La Walt Disney Concert Hall di Los Angeles è senz’altro una delle architetture più significative e riuscite di Gehry. I vari step progettuali e tempi di edificazione lunghissimi, dalla fine degli anni ’80 all’inizio del nuovo millennio, furono anche l’occasione per il progressivo perfezionamento della proposta iniziale sul piano formale, spaziale e funzionale. Al tempo stesso, per tutti gli anni ’90 il cantiere californiano restò il più complesso e stimolante banco di prova per un architetto che, all’epoca, attraversava una fase critica di evoluzione del suo approccio alla progettazione.

