Architecture

Articolo in italiano / di Alessio Martellotti
foto di Alessio Martellotti

CASA IN MICHAELERPLATZ – LOOSHAUS – VIENNA

Progettata dal grande architetto Adolf Loos (su incarico dei facoltosi sarti ebraici viennesi, Leopold Goldman ed Emanuel Aufricht) e realizzata tra il 1909 e il 1911, la casa in Michaelerplatz, venne vista all’epoca come una palese provocazione perchè, eretta difronte al Palazzo Reale, non presentava, alcun rimando estetico allo stile barocco caratterizzante invece, l’antistante sede reale e gli altri importanti edifici affaccianti sulla piazza. Per tale motivo, all’edificio, venne affibbiato il nomignolo di “casa senza sopracciglia” perchè, appunto, sprovvista di ogni “fronzolo” ornamentale, presente invece sopra le finestre di ogni facciata dei palazzi del periodo.

L’edificio rappresenta, nel corso della storia dell’architettura del ‘900, una tappa profondamente audace e innovativa, sicuramente di grande impatto socio-culturale per l’epoca. L’opera è – senz’altro – concettualmente più complessa rispetto a quanto non riveli la generale sobrietà compositiva del “guscio”; da una lettura più attenta, si evincono, infatti, sottili richiami anche alla tradizione più squisitamente classica.

Loos effettuò una distinzione tra, la parte inferiore basamentale, rivestita in marmo verde e coronata con una trabeazione corrente, e quella superiore patinata da intonaco bianco liscio, dove sono state ritagliate le finestre, oggetto dello scandalo! Si nota quindi una netta distinzione fra tradizione e modernità; ma al tempo stesso, una sorta di amalgama tra spazio pubblico/produttivo e spazio privato/famigliare; al piano terra fu infatti collocata la sartoria, mentre i piani superiori furono adibiti a residenze.

L’eccessiva semplicità della parte alta, com’è noto, non piacque affatto ai contemporanei; i continui conflitti con l’amministrazione e l’ostile campagna di stampa scatenata contro la sua opera, costò a Loos il bando perpetuo dal centro della città, poiché nessun potenziale committente osò ripetere un tale azzardo costruttivo.

Va ribadito che, in realtà l’edificio traeva grande ispirazione dalla classicità e dalla tradizione: ad esempio, il loggiato che segna l’ingresso con quattro colonne monolitiche in marmo, non ha una vera e propria funzione strutturale, bensì simbolica … sottolinea cioè l’area produttivo/commerciale, dando riparo al potenziale cliente che si sofferma a guardare la merce esposta nelle grandi vetrine.

Si nota – inoltre – la grande importanza che Loos conferiva ai rivestimenti e alla superfici dei materiali, soprattutto negli interni ai quali, affidò la funzione di suscitare emozioni nell’essere vissuti. Introdusse qui, il concetto di Raumplan, soluzione spaziale nella quale, agli ambienti, vanno assegnate altezze diverse a seconda della loro funzione … ad esempio: camerini di prova più bassi, più intimi e protettivi, sala vendita di rappresentanza più importante e quindi più alta, dove, peraltro, l’incastro spaziale tra volumi genera dislivelli con soppalchi e ammezzati.

Conosciuto anche come Looshaus, è senza dubbio uno degli edifici viennesi più celebri della città, dell’Austria e – oserei – del mondo … Sicuramente una vicenda costruttiva di grande valore innovativo che, ha condizionato numerose generazioni di progettisti (tra i quali Le Corbusier) nei decenni successivi.

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