Ripercorrendo la storia delle campane… Il “bronzo sonante” e le campane nella musica

Ripercorrendo la storia delle campane… Il “bronzo sonante” e le campane nella musica

Articolo in italiano
di Cristina Casas

Secondo i ritrovamenti archeologici effettuati in diverse zone dell’Asia Occidentale, si asserisce che la realizzazione dei primi “bronzi sonanti” fu opera delle antiche popolazioni armene, o almeno a loro ne è stata attribuita la prima costruzione.

Sin dalla loro origine le campane sono sempre state legate a rituali magici e religiosi. Con il loro tintinnio esse assolvevano a funzioni protettive ed evocative delle divinità, con lo scopo di allontanare le forze del male ed avvicinare quelle del bene.
Nella Palestina tra il 13°-10° Secolo a.C., per esempio, i sacerdoti usavano fissare piccole campanelle agli orli delle loro vesti, in modo da essere protetti dagli spiriti maligni che frequentavano i luoghi sacri.

L’estremo Oriente possiede una storia millenaria per quanto riguarda l’arte di fondere campane. Già durante la dinastia Shang del 16°-11° Secolo a.C. venivano realizzate campane montate in carillon. In una provincia della Cina meridionale, è stato ritrovato un insieme di campane così grande da occupare l’intero palcoscenico di una moderna sala da concerto. Questo sistema risale al 5° Secolo a.c., ed è composto da 65 campane; in esso ogni campana è in grado di produrre due suoni diversi.

Già dai tempi della storia paleocristiana e l’arte dell’epoca, figlia essa dell’arte romana, limitandoci a parlare della cultura Occidentale, troviamo le campane che nelle chiese hanno  un ruolo fondamentale nella società e nella socialità, con il loro suono si è stabilito un vero e proprio linguaggio che scandiva le giornate; le attività del popolo, i momenti di coesione sociale erano avvertiti dal loro suono, pure le notizie arrivavano prima dal loro risuonare in un linguaggio che il popolo aveva imparato a decodificare.

Il materiale che più caratterizza il suono delle campane è sicuramente il bronzo. Il bronzo nacque dalla fusione di rame e stagno attorno al 5000-4000 a.C., probabilmente nella regione mesopotamica. La maggior parte delle campane ritrovate proviene infatti da quest’area e particolarmente dalla cultura assira.

Nella cultura Occidentale la campana ha avuto un ruolo fondamentale come simbolo di cristianità. La campana della chiesa, oltre a radunare i fedeli, è destinata ad allontanare il maligno e ad attirare l’attenzione e la protezione di Dio. Certo durante la Seconda Guerra Mondiale l’uso delle campane non fu certo spirituale. Solo in Germania e in Europa Orientale 33000 campane furono rimosse per essere rifuse e trasformate in armi. Al termine del conflitto molte di esse vennero rifatte e tornarono a suonare nelle loro chiese o cattedrali originarie, come per esempio la campana del Duomo di Santo Stefano a Vienna.

Anche poeti e scrittori come Giovanni Pascoli ed Edgar Allan Poe per citarne alcuni e non solo in letteratura ma anche in musica, svariati compositori hanno dedicato alle campane opere in cui possiamo apprezzare l’importanza che lungo la storia dell’umanità hanno avuto e hanno questi strumenti. Dal Medioevo al XXsimo secolo e pure nella musica Minimalista delle campane ve n’è presenza. Ecco alcuni famosi esempi:

Marin Marais (1656-1728) “La Sonnerie de Sainte-Genevieve du Mont de Paris ”  
Durante il regno di Luigi XIV, l’artista e compositore Marin Marais fu considerato il più grande di tutti i violisti francesi. Il suo insegnante, l’acclamato Monsieur de Sainte-Colombe, affermò che dopo sei mesi di lezioni, non aveva più nulla da mostrare al giovane prodigio. All’età di 23 anni, Marais fu nominato dal Re Luigi XIV alla carica di “Ordinaire de la Chambre du Roi”, una posizione che lo richiedeva dal servire in tribunale solo per sei mesi dell’anno, lasciando il resto del suo tempo libero di comporre. A differenza dei gusti musicali italiani, che favorivano forme strumentali come la sonata e la “canzona”, i francesi preferivano musica programmatica e pezzi di diverso carattere. Molte delle composizioni di Marais seguirono questa preferenza. La Sonnerie, ad esempio, è costruita su un motivo di tre note che ricorda le campane del pedaggio dell’Abbazia di Saite Genevieve, ovvero il famoso monastero di Parigi.

Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) “Die zauberflute.“  Il flauto magico, Aria di Papageno
Il set più famoso di campane nella storia dell’opera sono probabilmente le campane incantate che sentiamo accompagnare Papageno in questa aria da Il flauto magico. Quando sentiamo questo pezzo, sia Papageno che il suo amico principe Tamino stanno affrontando le prove di iniziazione della Confraternita della Sapienza, un gruppo massonico che aiuta Tamino a salvare la principessa Pamina. Papageno viene travolto nella ricerca di Tamino perché la confraternita ha anche promesso di dargli una moglie, se dovesse superare le loro tracce. Durante la prova solitaria del silenzio, Papageno tira fuori le sue campane magiche per accompagnare una canzone in cui canta il suo mal d’amore. Nelle produzioni moderne, la parte delle campane magiche viene solitamente eseguita su un celesta. Tuttavia ai tempi di Mozart sarebbe stato suonato sul glockenspiel. Questo consisteva in una serie di rintocchi che erano collegati a un organo manuale, consentendo una maggiore versatilità di quanto fosse possibile con una serie di mazze sul glockenspiel.

Arvo Part (1935) Spiegel Im Spiegel. Lo specchio nello specchio.
A partire dalla metà degli anni ’70, il compositore estone, il minimalista Arvo Part iniziò a scrivere in uno stile che lui stesso  riferiva come Tintinnabuli. Tintinnabuli, come a quanto onomatopeicamente si può intuire, è legato al termine tintinnabulation che significa di per se il suono delle campane.  In inglese possono essere “ting” o “tinkle”. La tintinnabulation deriva dalla parola latina tintinnarium, che a sua volta è un termine onomatopeico che significa risuonare. Per Arvo Pàrt, tintinnabuli significa il continuo alternarsi di una grande triade, accompagnata da un movimento graduale per creare un paesaggio calmo e minimalista. In questo lavoro chiamato Lo specchio nello specchio si può sentire lo stile tintinnabuli chiaramente nel pianoforte. Intorno a questo tema per pianoforte, il violino esplora la scala principale, creando uno specchio musicale che si riflette su un singolo tono.

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