Giulia Mazzoni con la sua musica è un favoloso viaggio dentro le emozioni, libero e unico

Giulia Mazzoni con la sua musica è un favoloso viaggio dentro le emozioni, libero e unico

Articolo in italiano
di Sonia Becattini

Giulia Mazzoni è una giovane, talentuosa compositrice e pianista di fama internazionale. Nasce a Prato, in Toscana, ma appartiene al mondo, perché la sua musica ha la forza e la capacità di arrivare a tutti. Anche se di formazione classica, è riuscita a definire un suo stile attingendo a diversi linguaggi musicali, riuscendo a far avvicinare moltissime persone al pianoforte – “Vorrei che il pianoforte fosse per tutti e mi piacerebbe abbattere le distanze che a volte crea” – emozionandoci ogni volta con una musica romantica, sognante, ma senza perdere mai di vista la ricerca e la sperimentazione, che la rendono molto contemporanea. In questa generosa intervista ci racconta un po’ di sé, della sua splendida carriera e dei progetti futuri. Buona lettura!

Come nasce la tua passione per la musica? C’è stata una persona o qualche circostanza in particolare che ti ha avvicinato a questa magnifica arte?

La musica ha sempre fatto parte della mia vita. Non ho nessun ricordo muto, c’è sempre stato un suono. Quando ero bambina trascorrevo molto tempo a casa di Valeria, la nonna delle favole che tutti i bambini dovrebbero avere. Mi ha permesso di sviluppare la mia creatività, fantasia e curiosità dandomi stimoli continui. Lei è stata fondamentale per me. Non vengo da una famiglia di musicisti ma ho avuto la fortuna di crescere in un ambiente molto stimolante dal punto di vista culturale. Mio zio Andrea, era un grande appassionato di musica e un collezionista di vinili. Da giovane aveva lavorato al teatro Comunale di Firenze come direttore di scena partecipando a molte produzioni liriche. Questa grande passione per la musica e il teatro me l’ha trasmessa proprio lui. Ricordo ancora l’emozione della prima opera alla quale ho assistito,  “Le Nozze di Figaro” a 9 anni. Quello è stato un momento potente, che ha smosso qualcosa di profondo dentro di me. L’incontro ravvicinato con lo strumento è avvenuto per caso. Ero in quinta elementare e durante una ricreazione ho sentito il suono del pianoforte. E’ stato l’incontro più bello della mia vita, ogni giorno scappavo e andavo a giocare con il mio migliore amico. Non conoscevo ancora la musica ma inventavo melodie e improvvisavo. Da quel giorno non ero più sola. Successivamente ho rivelato questo “segreto” ai miei genitori ed ho iniziato un percorso di studi, prima alla Scuola di Musica G. Verdi di Prato e poi al Conservatorio G. Verdi di Milano.

Le tue composizioni possiamo definirle romantiche, emozionali e oniriche, ma anche contemporanee, in una fusione  di elementi classici e pop allo stesso tempo. Trovi questa descrizione riduttiva? Come vorresti che venisse identificato il tuo stile?

Grazie, sono contenta che si percepiscano queste influenze. Ho avuto una formazione classica ma amo tutta la musica e quando compongo non mi soffermo sul genere ma sul carattere. Ogni composizione è come un essere umano e ha il proprio linguaggio, stile, colori ed emozioni diverse. E’ importante per me utilizzare diversi linguaggi (pop, rock, classico…) per raccontare. Per me questi pezzi sono  canzoni  “vive” e anche se sono senza parole racchiudono significati profondi.  Mi piacerebbe che ognuno ascoltasse questa musica liberamente trovando i propri significati all’interno. Un viaggio libero e ogni volta diverso e unico.

Il 2013 è stato un anno molto importante per la tua carriera, realizzi il tuo primo album Giocando con i bottoni”, vinci il prestigioso Premio Ciampi, e partecipi al Concerto di Natale all’Auditorium Conciliazione a Roma (in diretta su Rai 2), insieme a molti artisti di fama internazionale come per esempio Patti Smith, solo per citarne una. Che ricordo hai di quei giorni? C’è un aneddoto che ci puoi raccontare?

Ho tanti ricordi bellissimi e ogni volta che mi capita di pensarci mi dico nella testa “ma davvero è successo Giulia?” (si spesso parlo in terza persona). Vincere il premio Ciampi è stato inaspettato perchè mi ero presentata come pianista/compositrice e non era mai accaduto nella storia del premio che un musicista lo avesse vinto. Ho realizzato una versione strumentale per pianoforte di “Quando il giorno tornerà” e ricordo l’emozione che ho provato quando ho ricevuto il premio dal compositore originale della canzone,  il Maestro Reverberi. Non lo dimenticherò mai, mi disse che avevo colto la profondità di quella musica e che avevo dato una lettura onirica. Il concerto di Natale è stato un altro momento importante della mia carriera. Ricordo un clima estremamente amichevole tra gli artisti, di grande armonia. Durante le prove ero seduta in platea con Alex Britti e Luca Barbarossa; a un certo punto entrò Patti Smith, aveva due trecce e una chitarra. Silenzio assoluto. Attaccò in acustico “Because the night” e alla fine ci chiese ridendo “come sono andata?”. Noi tre storditi dall’emozione ci guardammo e dicemmo scherzando “a questo punto possiamo anche andare via”. Ricordo che trascorsi buona parte del pomeriggio a parlare con Patti Smith e Dolores O’Riordan, artiste straordinarie. Quel giorno ho conosciuto tanti nuovi amici e tutto questo grazie alla musica.

Nel 2015 sei stata lunica artista femminile selezionata e inserita da Sony Music Entertainment nella compilation Eataly Live Project” a cui si è susseguito un contratto con Sony Music e la pubblicazione di Room 2401, prodotto e distribuito anche in Cina da Sony, in cui hai avuto uno straordinario successo, con 4 tour sold out nei più prestigiosi teatri in Asia, seguito da ulteriori concerti fino al 2019, tutti sempre sold out. Come ti spieghi un così grande successo proprio in Cina?

Non mi aspettavo di essere selezionata da Sony e di entrare in quella compilation perchè si trattava di un album con soli cantanti. Essere selezionata per quel progetto con “Where and When?” ha significato molto per me soprattutto dal punto di vista musicale. Il fatto di essere l’unica donna nella compilation non ha suscitato in me nessun tipo di sentimento, per me conta la qualità e non il genere. Ero entusiasta di essere in questo album con una musica senza parole che però era stata percepita come “pop”.  Poco tempo dopo ho firmato un contratto discografico con Sony Music che mi ha permesso di pubblicare l’album non solo in Italia ma anche in Cina e Taiwan paesi nei quali avevo già rilasciato il primo album ed ero presente con attività live dal 2013. In Cina possiedono un enorme amore per la musica strumentale e un rispetto profondo per l’Italia. I cinesi sono un popolo estremamente romantico e preparato musicalmente. Tutti i bambini suonano uno strumento ed è comune trovare in teatro un pubblico giovanissimo. Ho ricevuto tanto amore e mi sono sentita accolta fin dal primo momento dal popolo cinese che contrariamente a quanto possiamo pensare è molto vicino a noi, possiedono un grande senso della famiglia e dell’ospitalità e hanno una cultura millenaria. Non vedo l’ora di tornare in Cina ed emozionarmi di nuovo con loro.

In questi anni, oltre a esibirti in concerti importanti in tutto il mondo, hai partecipato anche a produzioni teatrali, realizzando le musiche per alcuni spettacoli. Che rapporto hai con il teatro e con la condivisione di progetti che vanno oltre la musica?

Amo molto il teatro e mi piace sperimentare, utilizzare la musica in altre forme per raccontare. Quando posso sono sempre felice di partecipare a delle produzioni. Non dirlo a nessuno ma uno dei miei sogni nel cassetto sarebbe di scrivere un musical.

Nel 2016 esce il tuo secondo album Room 2401″ con Sony Music Entertainment, che ha riscontrato un notevole successo, esibendoti in concerti in tutto il mondo. In questo album c’è The departure”, una prestigiosa collaborazione con il Maestro Michael Nyman, una versione originale per due pianoforti che lui esegue in prima mondiale. Ti va di raccontarci qualcosa di questa esperienza?

Sono cresciuta con la musica di Michael Nyman ed è stato uno dei miei punti di riferimento. Ci siamo conosciuti molti anni fa per caso, a seguito di uno scherzo organizzato da un amico che abbiamo in comune. Mi dette un indirizzo mail dicendo che era di Nyman, io non gli credetti ma scrissi lo stesso un messaggio. Ricevetti una risposta e dopo una fitta corrispondenza iniziai a pensare che potesse esserci davvero Michael Nyman dall’altra parte dello schermo così presi coraggio e gli detti un appuntamento su Skype. Era veramente lui. Da quel momento iniziò una amicizia e uno scambio reciproco di idee. Chiedevo consigli, ci vedevamo ai concerti ma non mi sentivo pronta per chiedere al Maestro di collaborare insieme. Presi coraggio molti anni dopo, grazie a “Room 2401” e tante esperienze musicali sulle spalle collezionate negli anni. La collaborazione con Michael è stata reale perchè frutto di una vera amicizia e una stima reciproca. Quando ho iniziato il lavoro su “Room 2401” ho chiesto a Michael se avesse avuto voglia di lavorare con me su un pezzo. Non mi aspettavo che dicesse di sì, non aveva mai collaborato con un altro pianista compositore nella sua carriera. Ricordo che decidemmo su quale pezzo avremmo lavorato nel bar del teatro del Maggio Musicale di Firenze, stavamo bevendo un the (lui english breakfast e io un earl grey). E’ stato tutto molto semplice, spontaneo, diretto senza macchinazioni. E’ stato un grande onore per me collaborare con Michael, uno dei miei punti di riferimento. Abbiamo registrato qualche mese dopo “The departure” a Milano, ed è stata una bellissima esperienza per me potermi confrontare con il padre del minimalismo musicale. Due generazioni, punti di vista e sensibilità diverse che si incontrano.

Sempre nel 2016 ti esibisci alla finale dello Zecchino dOro” su Rai 1. Colgo l’occasione di questa tua partecipazione per chiederti se ti capita mai di insegnare ai bambini? Ti capita mai di incontrare dei talenti straordinari già in tenera età?

Lo Zecchino d’Oro è una realtà meravigliosa impreziosita da talenti straordinari. Ricordo che suonai in diretta il pezzo “Winter’s dream”, traccia n.1 dell’album “Room 2401”. Amo molto i bambini, ho fatto il liceo socio psico pedagogico e mi sarebbe piaciuto insegnare. Nel corso della mia carriera musicale ho fatto masterclass e lectures con i bambini e i ragazzi ed è sempre stato un momento importante di scambio reciproco. In Cina ho incontrato bambini di 6 anni con una tecnica straordinaria, un virtuosismo mai visto a quella età. Mi piace moltissimo confrontarmi con i bambini, torno a casa con emozioni e imparo sempre qualcosa di unico da loro.

Ora parliamo un momento del “sociale”, della tua preziosa collaborazione con il Carcere femminile di San Vittore di Milano dove hai tenuto una masterclass per un coro gospel che si è trasformato in uno splendido concerto presso il Wall of Dolls (Milano), in occasione della giornata contro la violenza sulle donne, dove per la prima volta il coro si è esibito in pubblico insieme a te. Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

Difficile parlarti del carcere, descriverti a parole le sensazioni che ho provato. Non ero mai entrata in un carcere, quella fu la mia prima volta. Quando tornai a casa piansi per il carico di emozioni dell’intera giornata. Devo ringraziare Sara Bordoni, Auser Lombardia e Carcere di San Vittore per questa esperienza e per aver dato alle ragazze l’opportunità di esprimersi e di crescere attraverso il coro “Oltre le mura”. Ho conosciuto persone difficili ma speciali che non avevano mai ricevuto carezze. Grazie alla musica si sono aperte piano piano raccontandomi il loro passato e le loro emozioni. Storie difficili e umanità segnate. Siamo riuscite a creare un dialogo profondo e sincero attraverso la musica che era la nostra Costituzione. Non è stato facile dare loro dei ruoli e delle gerarchie da rispettare all’interno del gruppo, si creavano spesso nervosismi ma a poco a poco avevano imparato a rispettare le altre e capire che ogni parte del coro era ugualmente importante e indispensabile. Sono rimasta colpita dalle tante regole di sicurezza del carcere, dovevamo chiedere il permesso ai vertici anche solo per utilizzare una penna o un foglio durante le lezioni. Grazie al lavoro straordinario di Sara  e alla disponibilità del Carcere di San Vittore, siamo riuscite a portare fuori per la prima volta nella storia dell’ istituto alcune ragazze che si sono esibite nella giornata contro la violenza sulle donne al “Wall of dolls” di Milano. Per me è stato importante sostenerle dal punto di vista umano e sostenere il loro talento perchè credo che tutti meritino di avere una seconda possibilità e penso che il carcere possa riabilitare davvero alcuni soggetti grazie ad iniziative come questa. Platone diceva che “la musica è la miglior medicina dell’anima”, sono convinta che questa esperienza sia stata preziosa per le ragazze.

Il covid purtroppo ha interrotto drasticamente l’opportunità di sentirti suonare dal vivo in questo ultimo anno, anche se hai partecipato a prestigiosi festival come per esempio Piano City Milano rigorosamente in streaming. Ma a febbraio 2019, poche settimane prima delle chiusure, so che hai inaugurato il Capodanno cinese a Prato.  Che ci racconti di questa esperienza? Hai potuto testare la tua conoscenza della lingua cinese?

Il lockdown è stato difficile e duro per noi tutti lavoratori dello spettacolo e per tutti coloro che lavorano a contatto con il pubblico. Durante il primo lockdown ho fatto concerti in streaming, partecipato a diverse iniziative tra cui anche Piano City Preludio 2020 insieme a Michael Nyman, Ludovico Einaudi, Roberto Cacciapaglia e tanti altri artisti internazionali. Abbiamo raggiunto risultati importanti con milioni di visualizzazioni da tutto il mondo. Dopo il primo lockdown sono riuscita a recuperare un concerto per il festival Settembre Pratese condividendo il palco con Giovanni Caccamo ma dopo questa manifestazione purtroppo siamo rientrati in un secondo lockdown interrompendo il reale e sprofondando di nuovo nel virtuale.

Ricordo con tanta gioia quel Febbraio 2019! Devo ringraziare il tempio Pu Ha Si, il presidente Davide Finizio e il Comune di Prato per questa splendida manifestazione. E’ stata una giornata molto importante nella quale si sono incontrate culturalmente le due realtà cittadine. La comunità cinese di Prato rappresenta uno dei nuclei più grandi d’Europa e possiede tantissime tradizioni. Quando mi hanno chiamata per partecipare all’evento sono stata felicissima e ho accettato con entusiasmo. Il capodanno è uno degli eventi più importanti per il popolo cinese ed è una festa bellissima dal punto di vista culturale caratterizzata dalla presenza dei costumi tradizionali antichi, la sfilata del dragone, le lanterne a forma di monumenti e animali che si illuminano di notte. Il cibo è altrettanto importante, non devono mai mancare i ravioli simbolo di ricchezza e il pesce simbolo di prosperità, gli involtini primavera (si mangiano solo a capodanno in Cina), spaghetti della longevità che non devono mai essere spezzati quando si mangiano e infine la torta di riso, palline di riso dolce, mandarini e arance.

Ho suonato alcuni pezzi di “Room 2401” e alla fine ho ringraziato in italiano e in Cinese augurando a tutti Buon Anno. E’ stata una bellissima festa, il pianoforte era al centro della piazza e intorno a me erano radunate come in un abbraccio migliaia di persone. Durante il lockdown ho continuato a studiare cinese, sto migliorando piano piano e spero di poterlo parlare un po’ nei prossimi tour in Cina.

Mi hai detto che stai lavorando al tuo nuovo album e che ci saranno delle belle sorprese… L’uscita immagino è ancora da definire, aspettiamo con ansia questo momento, ma intanto qualcosa ce la puoi anticipare?

Un album importante che mi rappresenta pienamente frutto di tanto lavoro di studio  personale e in studio di registrazione. Durante il lockdown ho avuto modo di sperimentare e studiare sistemi nuovi, fare ogni giorno almeno una cosa che non sapevo fare o che non conoscevo. Ci saranno pezzi di piano solo e pezzi nel quale il pianoforte dialogherà con altre situazioni. Il pianoforte sarà sempre al centro della scena ma ho sperimentato molto e utilizzato in alcuni brani anche altri linguaggi e l’elettronica in una direzione più pop. Vorrei che il pianoforte fosse per tutti e mi piacerebbe abbattere le distanze che a volte crea.  Il mio pianoforte è pop, per tutti, e vorrei che la mia musica fosse una festa, un viaggio emozionale e uno scambio sincero con gli altri così ho cercato di lavorare in questa direzione. Un album che ha tanti gusti diversi e che spero potrà appassionare le persone che mi seguono.

Ci saranno tante sorprese… Non vedo l’ora di farvelo ascoltare ed emozionarci insieme!

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