Le dee dentro la donna – Le tre dee vulnerabili: Era, Demetra e Persefone – la relazione al centro della vita

Le dee dentro la donna – Le tre dee vulnerabili: Era, Demetra e Persefone – la relazione al centro della vita

Articolo in italiano
di Cristina Belli
illustrazioni di Cristina Belli

Come detto negli articoli precedenti (https://keepupculture.com/2021/04/12/le-dee-dentro-ogni-donna-sette-archetipi-che-ci-aiutano-a-capirci/ e https://keepupculture.com/2021/04/23/le-dee-dentro-la-donna-le-tre-dee-vergini-artemide-atena-ed-estia-archetipi-della-liberta/) le dee sono divise in gruppi, che simboleggiano attitudini psicologiche e comportamentali diverse. Oggi è la volta delle dee “vulnerabili”: Era, dea del matrimonio e della fedeltà; Demetra, dea delle messi e della maternità; Persefone, dea degli Inferi e della profondità dell’animo. Sono gli archetipi “classici” di moglie, madre e figlia.

In tutte e tre c’è sia il bisogno di stare in relazione (anche se in modi diversi) e anche un rapporto col maschile a tratti subito: infatti sono state rapite, dominate o umiliate dagli uomini. Sono donne che tendono a manifestare rabbia (Era) oppure, al contrario, a cadere in depressione (Demetra e Persefone), a causa del loro forte coinvolgimento nelle emozioni. Sono anche caratterizzate da una coscienza “selettiva”, cioè sono capaci di vedere tutto nella realtà intorno a loro e selezionare ciò che a loro interessa. Un altro tratto peculiare è la consapevolezza diffusa, ovvero la capacità innata di capire di cosa c’è bisogno nel loro ambiente e creare così armonia. Tuttavia queste donne, proprio per le caratteristiche dette sopra (che potremo riunire sotto la parola “sensibilità”), sono soggette a maturare attraverso la sofferenza, al contrario delle dee vergini (che sono distaccate emotivamente). Perciò il loro compito nella vita è andare oltre il proprio archetipo per, diciamo, rafforzarsi e strutturarsi. Andare oltre al dolore è la loro missione evolutiva. Vediamo dunque chi sono.

Era, maestosa e regale, sposa di Zeus, re dell’Olimpo. Il suo nome stesso significa, dal greco, “Grande Signora”. Era  detta la “dea dagli occhi grandi” e infatti uno dei suoi simboli è il pavone, con la sua coda “tutta occhi”: è una donna che vigila, soprattutto sul marito. I suoi colori: giallo della gelosia (colore della bile) e rosso della rabbia. Figlia di Rea e Crono, il padre la inghiottì appena nata, come faceva con tutti i suoi figli. Quando uscì dal corpo del padre era già una fanciulla bellissima. Zeus per conquistarla si trasformò in un tenero uccellino, cercando poi di possederla, ma lei gli resistette fino a che lui non promise di farne sua moglie. Venne tante volte tradita, ma la sua ira non si rivolgeva verso Zeus, bensì verso le altre donne. Perciò viene raccontata come vendicativa e collerica. Zeus la umiliò concependo da solo una figlia (Atena), oltre che avendo figli con altre donne. Per ripicca contro Zeus mostrerà di poter generare un figlio da sola: Efesto, che però rigetterà, poiché deforme e brutto. Come archetipo della moglie Era, infatti, non considera i suoi figli importanti come il marito.

Per la donna che incarna questo archetipo il matrimonio è fondamentale; il desiderio di essere moglie è propulsore delle sue azioni, ha bisogno del rapporto istituzionale, del prestigio che ne deriva (secondo lei), dell’onorabilità del matrimonio. Sono le donne che sostengono uomini potenti nell’ombra, che perdono un po’ della loro identità per essere sostegno del maschile. La loro pace interiore è legata al matrimonio, il lavoro è secondario.

Demetra è la seconda dea vulnerabile: archetipo della madre, della nutrice.  Anche lei figlia di Rea e Crono e infatti, come la sorella Era, fu inghiottita dal padre.  Sposò Zeus e da lui ebbe l’amata figlia Persefone. Il mito racconta che la figlia le venne rapita (vedremo poi come) e lei la cercò senza fermarsi né per mangiare, né per dormire, né per lavarsi. Un giorno  giunse a Eleusi e qui disse alle figlie del reggente della città, che desiderava fare da nutrice a qualcuno. Fu portata dal piccolo Demofonte, che con le sue cure crebbe come un dio: lo sfamava con l’ambrosia e lo esponeva al fuoco, per renderlo immortale. Quando fu costretta a lasciarlo decise di non adempiere più alla sua funzione di dea delle messi, di conseguenza niente nasceva più sulla Terra e la carestia imperava ovunque. Alla fine Zeus decise di restituirle la figlia almeno due terzi dell’anno, al fine che la Terra rifiorisse. Questo mito spiega chiaramente la caratteristica psicologica principale della donna Demetra: il bisogno di maternità, di accudimento degli altri. Tale aspetto può essere inteso come gravidanza vera e propria, ma anche come dare agli altri nutrimento sia psicologico o spirituale. Se tale bisogno non può realizzarsi, la donna Demetra reagisce con la depressione, così come nel mito. I suoi colori, che derivano dalle raffigurazioni antiche, sono il blu delle sue vesti e l’oro dei suoi capelli.

Infine vi è Persefone, l’archetipo della figlia. Nata da Demetra e Zeus, è la più complessa di tutte le dee. Difatti non la possiamo associare a un solo colore, ma a tutti e nessuno: è la donna arcobaleno. Intanto la donna Persefone ha due donne dentro di sé: l’eterna fanciulla spensierata e la donna matura, regina degli Inferi. Nel mito viene rapita da Ade, per farne la sua sposa. La madre Demetra la cerca disperatamente, finché Zeus non la farà restituire. Ma Persefone mangia coscientemente i chicchi del melograno che il marito le porge, in modo da poter tornare da lui. Anche qui si manifesta la sua ambivalenza: moglie innamorata ed eterna figlia. Vivrà perciò una parte dell’anno sulla Terra con la madre (con cui ha un legame fortissimo) e l’altra parte negli Inferi, come regina del regno “di sotto”.

Come archetipo di donna Persefone è quindi sia la brava bambina accondiscendente, che è malleabile e si plasma sui desideri della madre, sia la donna potente che è capace di stare nel mondo sommerso, nell’inconscio (molte psicanaliste, terapeute, psicoterapeute hanno Persefone attiva dentro di loro). Come moglie è un po’ geisha; quando l’uomo entra nella sua vita taglia il cordone ombelicale con la madre e si dedica a lui. Diventa allora la Persefone matura. Ecco perché è la donna dai mille colori: il suo tratto camaleontico, soprattutto da molto giovane, la rende gioiosamente alla ricerca e quindi anche banderuola al vento.

Infine vi suggerisco alcune letture legate alle dee vulnerabili: “La pazza della porta accanto”, in cui l’autrice mette a nudo i momenti cruciali della sua esperienza di poetessa e di donna passando attraverso gli amori, la follia e il manicomio;  “Le parole per dirlo” romanzo psicologico che narra la storia di una donna che risorge dalla depressione, attraverso un affascinante e catartico percorso di psicoterapia; “Madri comunque” un viaggio nella maternità, vista in maniera non univoca e lontano dagli stereotipi.

 

Ecco i libri citati:

  • Alda merini “La pazza della porta accanto”, Bompiani
  • Marie Cardinal “Le parole per dirlo”, Bompiani
  • Serena Marchi “Madri comunque”, Fandango libri

 

 

Per saperne di più e approfondire:

J.S. Bolen, Le dee dentro la donna, Astrolabio

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