Articolo in italiano
di Cristina Belli
Ricordate quando da ragazzi (o magari anche da adulti) scrivevate sul diario i vostri segreti, i progetti, i sogni? Magari qualcuno vi aveva regalato questo quadernetto con lucchetto e chiave e poi vi eravate appassionati alla scrittura e avevate coltivato, giorno dopo giorno, questo spazio tutto per voi… Da adulti, invece, quasi tutti abbiamo un’agenda, che consultiamo non solo per ricordare gli impegni di lavoro, ma anche le incombenze quotidiane e i vari appuntamenti.
Ecco, il bullet journal, abbreviato bujo, è una via di mezzo tra l’uno e l’altra e molto di più. Letteralmente significa “diario proiettile”, ma bullet point in inglese significa “elenco puntato”, cioè lista. Non confondetevi: il bullet non è il quaderno su cui scriverete, ma è il metodo nato da un’idea di Ryder Carroll, un grafico al quale furono diagnosticati iperattività e deficit di attenzione. Per superare questo suo “caos” interiore e mentale Carroll ha inventato (inizialmente per se stesso) questo metodo, che appunto gli consentiva di essere più ordinato, concentrato, efficiente e di ovviare allo stress causato dal suo disturbo.
Tutti possono usarlo ed è utile soprattutto a chi dimentica le cose, a chi tende a fare tante liste, prendere appunti, attaccare foglietti ovunque per tentare di ricordare. Il bullett journal si propone di aiutarvi a ottenere i risultati che volete, eliminando le cose superflue e identificando ciò che è realmente importante per voi. Quante volte, durante la giornata, abbiamo idee brillanti e ispirazioni che poi vengono “perdute” su un post-it? E quante volte le cose che pensiamo si ammassano tra e-mail e appunti sullo smartphone? Il bujo vi permetterà di avere tutto insieme, nello stesso posto.
Ma vediamo meglio. Questo metodo intreccia tre aspetti fondanti: produttività, mindfulness e intenzionalità.
Iniziamo dal primo aspetto: è dimostrato che oggi siamo tutti mediamente meno produttivi di prima, poiché sovraccarichi di informazioni, soprattutto digitali. Questo ci paralizza la mente, in qualche modo. Il bujo permette di staccare, innanzitutto perché è analogico; cioè uno spazio offline per elaborare le idee, fare spazio nella mente, concentrarsi. Sarete padroni dei vostri pensieri, saprete dove si trovano perché intenzionalmente li avrete riuniti e gerarchizzati nel bullet.
Secondo aspetto. Chi di voi ha già letto di mindfulness ( a tal proposito vi rimando agli articoli sul tema, nella sezione curiosità del blog) sa di cosa si tratta: sostanzialmente di una quieta presenza mentale. Infatti se il bullet journal puntasse solo sull’aumentare la produttività sarebbe, a sua volta, nevrotizzante. “Per muoverci con successo nel mondo in cui viviamo, dobbiamo guardare dentro noi stessi” dice Carroll. Nel bujo scrivere a mano diventa quindi un gesto quasi “terapeutico”, che ci riporta al qui e ora. Nel bullet si usano, inoltre, anche simboli, schemi e se vorrete… disegni.
Terzo punto. Se volete cambiare la routine della vostra vita, dando spazio anche a ciò che vi gratifica, il bullet vi aiuterà a conciliare la convinzione di volere fare qualcosa con l’azione, che la rende reale. Pensate a qualcosa che avete ascoltato o letto o visto, che vi ha toccato in qualche modo; per fissarlo e farlo diventare vero e operativo nella vostra vita occorre non dimenticarlo e inserirlo davvero nella vostra quotidianità.
Il vostro bullet quindi sarà un’agenda e un un diario, flessibile e modulare, cioè composto da mattoncini, che ora andremo ad analizzare.
Il primo è l’indice, che viene usato per individuare i contenuti del bujo, grazie ad argomenti e numeri di pagina.
Poi viene il diario mensile, che dà la panoramica del tempo e dei compiti del mese corrente.
Infine il diario giornaliero, che ospita le annotazioni veloci prese nel corso della giornata. Le annotazioni veloci sono brevi appunti che catturano, categorizzano e danno priorità ai pensieri. Nel bullet si usano, a differenza delle normali agende, simboli (o keys – chiavi) per ordinarle. Ad esempio: un asterisco per indicare un evento o una priorità (da usare con parsimonia, altrimenti nulla è priorità); un quadratino per un compito; la “x” per un compito completato; la freccetta per un compito migrato ad altro giorno (Ia migrazione è il processo giornaliero/mensile per cui i contenuti potranno essere spostati o eliminati, se non più desiderabili); il punto esclamativo per un compito urgente; infine un trattino per le note (cioè i pensieri, i fatti, le idee, le osservazioni che volete tenere a mente, ma che non riguardano un’azione immediata). Se vorrete potrete usare un cuoricino per indicare le cose per cui essere grati o qualsiasi altro simbolo che vi sembri giusto e utile. Una delle parole d’ordine del bujo è infatti… libertà!
Al prossimo appuntamento, se vi va…
Per approfondire:
Ryder Carrol, Il metodo bullet journal – tieni traccia del passato e ordina il presente, Mondadori
